Dalla Borsa di Milano e da quelle di tutto il mondo un titolo in evidenza. Ecco perché lo abbiamo scelto.

La “roulette” della Borsa oggi ha detto Eni. Il titolo petrolifero italiano si è messo in luce per l’intera giornata, sebbene il trend sia stato calante con il passare delle ore, causa effetto primario da listino Ftse Mib, che ha chiuso in negativo (-0,47%) sull’onda di una Wall Street debole e dei forti cali di alcuni titoli nazionali, quali Gtech, Mediaset, Finmeccanica, Exor e Azimut, tutti sotto di oltre il 2%. Ma torniamo a Eni. Poco dopo l’avvio di giornata era arrivata a toccare i 18,83 euro. Poi lenta discesa fino al minimo, che corrisponde anche con il prezzo di chiusura (18,35 euro). Ciò non esclude che la variazione – rispetto all’apertura – sia positiva (+1,33%).

I MOTIVI DEL BUON ANDAMENTO

La presentazione dell’ultima trimestrale, avvenuta oggi, ha evidenziato che gli utili della società sono progrediti per effetto della cessione del 28,57% di Eni East Africa all’asiatica China National Petroleum Corporation. L’operazione ha generato una plusvalenza di 3 miliardi di euro. Nei primi nove mesi dell’anno però i profitti sono diminuiti del 5,8% a 5,81 miliardi di euro, con ricavi per 88,7 miliardi, pure in flessione del 6,3%. Nello stesso periodo il cosiddetto utile netto “adjusted”, cioè non calcolando il contributo di Snam, si è attestato a 3,13 miliardi di euro, il 41% in meno rispetto ai 5,31 miliardi dei primi nove mesi del 2012.

INTANTO I CONCORRENTI VANNO MEGLIO IN BORSA

Se Eni ha registrato un 2013 piuttosto incerto in Borsa, con una quotazione ora di fatto uguale a quella di inizio anno, ben diverso il quadro per altre specialiste del settore petrolifero. La francese Total è tornata oltre i 45 euro (oggi 45,23 euro) ai massimi degli ultimi cinque anni, pur poco sotto il top del gennaio 2010, a 46 euro. L’anglo olandese BP (oggi a 484,7 pence) negli ultimi due giorni ha brillato e sta per raggiungere con forza il livello dei 500 pence, superato il quale, non avrebbe ostacoli a volare molto più in alto. Ma sono soprattutto le americane – grazie alla favorevole situazione energetica d’oltre Oceano e ai segnali di presa dell’economia – a splendere: da inizio anno Chevron è cresciuta dell’11,6%, Marathon del 14,2%, Phillips 66 del 21,8% e Conoco del 26,9%. Certamente l’andamento favorevole dei listini americani ha inciso sul trend, ma occorre anche riconoscere che le petrolifere Usa hanno più gas nei loro motori di quelle europee e asiatiche. E i margini di progresso – in presenza di un quadro in miglioramento – potrebbero non essersi esauriti.

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