Grafene: vi dice qualcosa questa parola? Probabilmente no, ma per gli esperti dell’innovazione tecnologica è invece sinonimo di rivoluzione industriale. Si tratta infatti di un sofisticato materiale, consistente in un foglio che definire ipersottile è poco, perché costituito da uno strato monoatomico di carbonio. Ciò significa che lo spessore corrisponde alle dimensioni di un solo atomo. Si tratta comunque di una sostanza durissima. Quanto è importante? Moltissimo e lo dimostra il fatto che chi lo ha scoperto – la coppia Andre Geim e Konstantin Novoselov dell’Università di Manchester, nel 2004 – si è visto riconoscere il Premio Nobel della fisica nel 2010. Il motivo è presto spiegato: il grafene viene utilizzato come un perfetto conduttore, di cui si prevede un massiccio impiego in molti settori industriali già nei prossimi anni.

L’AZIENDA CHE PARTE PER PRIMA DOMINERA’ IL MERCATO

Riuscire a produrlo in quantità industriali: è l’obiettivo di Applied Graphene Materials (AGM), società britannica di Redcar, ai confini con la Scozia. Già il nome lascia intendere come la sua attività sia appunto quella di produrre grafene. Destinato soprattutto ad applicazioni nell’elettronica e nella produzione di schermi di vario tipo. A fianco di quest’azienda emergente sono attivi nello sviluppo del grafene anche multinazionali di vari settori: per esempio Samsung, Sony, Lockeed Martin e altre. Applied Graphene Materials ha però il vantaggio di operare a monte e di offrire un’esperienza nella produzione di grafene. Non può quindi essere trascurata dagli investitori, per i quali è sembrata una manna la scelta di quotarsi alla Borsa di Londra (LSE – London South East), con sigla AGM. Si tratta certamente di un titolo ancora “sottile”, cioè caratterizzato da modesti volumi, che ha esordito nel novembre 2013, con movimenti iniziali molto volatili e solo successivamente con un trend più progressivo e al rialzo. Nella prima seduta (21 novembre) è passato da 216 a 390 pence, per poi salire nel 2014 a oltre 500 pence e assestarsi nelle ultime giornate sui 470 pence.

UN TITOLO PER CHI NON TEME GLI ALTI E BASSI 

Non è certo un’azione per chi voglia dormire sonni tranquilli, ma è pur vero che le prospettive di sviluppo del business della società appaiono eccellenti. Per ora è quasi impossibile formularne un’analisi tecnica, anche perché la “forchetta” delle quotazioni in cinque mesi è variata da 216 a 515 pence, con un’apertura del 138%. Inoltre non si hanno indicazioni di futuri dividendi né di “ratio” patrimoniali. Si viaggia ancora nel buio, ma è proprio in simili condizioni che chi compra l’azione può guadagnare tanto, purché sappia di rischiare. Se qualcuno volesse proprio avere un’indicazione (ancora di massima) per un punto di entrata, i 440 e poi i 420 pence appaiono livelli interessanti. Ieri il titolo ha chiuso sui 471 pence. Lo ritroveremo a 4.000 pence fra qualche anno? I miracoli dell’innovazione tecnologica talvolta si traducono in prodigi per la finanza.

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