Un uomo solo al comando. Non un mito del ciclismo, ma pur sempre italiano. Chiamato alla guida di Banca d’Italia, prima, e della Banca Centrale Europea, poi, l’attuale Presidente BCE Mario Draghi ha militato a lungo presso una grande banca d’affari statunitense, dove ha maturato un’importante esperienza  nei mercati finanziari. E si vede! Anzi si tocca! Non è dato sapere dove sarebbe l’euro, oggi, sotto una diversa guida. Neppure ipotizzare a che livello si sarebbero attestati i rendimenti dei titoli di Stato dei Paesi meno virtuosi dell’area euro.

Ma si sa che ora la situazione nell’area, pur restando incerta e di difficile previsione (ai Paesi virtuosi questa incertezza piace moltissimo, perché sia i ministeri del Tesoro, sia le aziende s’indebitano a tassi molto bassi), mostra una significativa presenza della BCE. Attenta ai dettagli. Pronta a sollecitare riforme. Pronta a intervenire, se ve ne fosse necessità, nei mercati, in difesa delle quotazioni delle emissioni governative (con limite temporale triennale: ma si sa, basta la parola, in questi casi, per frenare impulsi eccessivamente speculativi).

Ai posteri l’ardua sentenza! Sarà curioso, una volta superata questa lunga e complessa fase finanziaria prima, economica poi, vedere chi ha avuto ragione. Se la politica di attenzione ai mercati delle Banche Centrali anglosassoni. Oppure la spaccatura tra Paesi d’area euro, tanto voluta e imposta da chi non aveva nulla (o quasi) da perdere. Il ministro delle Finanze tedesco, poco più di un mese fa, disse solennemente che la Grecia era divenuta molto più competitiva, dopo le cure imposte. Ma, a parere del Fondo Monetario Internazionale, entro fine anno incorso un altro, cospicuo finanziamento (11 miliardi di euro, si ipotizza) dovrà essere elargito ad Atene. Mentre negli Usa la costante presenza operativa della FED ha ridato fiducia alle famiglie e alle imprese. E la crescita del prodotto lordo già nel 2013 potrebbe essere di buon livello. I mercati finanziari lanciano segnali. Spesso nella direzione giusta. Qualcuno li segue e sistema gradualmente i problemi emersi (vedi Stati Uniti, in particolare). Altri li utilizzano pro domo loro (divisioni in area euro). E chissà a quanti darà fastidio avere affidato la presidenza BCE a un uomo che è stato un tecnico dei mercati. Perché è grazie a lui che, in prospettiva, forse anche la politica di Francoforte potrebbe imboccare in binario giusto!

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