Calma piatta sul fronte dell’oro, che sale un po’ quando le tensioni geopolitiche crescono e scende subito dopo, allorquando si attenuano. E’ ormai da mesi che mancano segnali di un trend convinto e la causa deriva certamente dalla scarsa chiarezza presente sul fronte delle strategie monetarie adottate dalle grandi Banche centrali. L’oro si è così trasformato in una specie di airbag che si muove all’insorgere di turbamenti nella politica internazionale, una specie di “fratello” del petrolio. Con una differenza: mentre quest’ultimo può subire scatti repentini, l’oro è meno veloce nelle reazioni.

Gli analisti divergono nelle opinioni. Alcuni vedono di nuovo l’oro alle stelle nei prossimi anni e altri invece lo deprimono. Difficile dire chi abbia ragione. Probabilmente entrambi, perché le spiegazioni addotte sono comunque valide.

CHE COSA DICONO I RIALZISTI

Gli ottimisti potrebbero avere ragione e il motivo è presto spiegato: la Cina ha deciso di puntare sull’oro come reale alternativa alle riserve valutarie in divise forti, a cominciare dal dollaro. Il 14 agosto a Londra si realizzeranno due vicende in contemporanea: da una parte cesserà di esistere il “London Silver Market Fixing”, riferito all’argento, con effetti ancora tutti da valutare; nelle stesse ore verrà – salvo evoluzioni oggi imprevedibili – stabilito il nome dell’istituto bancario che subentrerà alla Deutsche Bank nel “London Gold Market Fixing”. A fianco di Barclays, HSBC, Société Générale (SocGen) e Scotiabank dovrebbe entrare la banca sudafricana Standard Bank, controllata al 60% dalla cinese ICBC. Ed ecco quindi che Pechino potrà sedere nell’Olimpo delle quotazioni del “gold” e il suo interesse non è certo di vederne calare le quotazioni.

CHE COSA DICONO I RIBASSISTI

Sentiamo adesso le ragioni di chi giudica negativamente le prospettive future dell’oro. Si muovono da un presupposto puramente monetario. Quando la Fed statunitense deciderà di aumentare i tassi primari la competitività dei titoli di Stato di Washington migliorerà, perché cominceranno a rendere di più. L’effetto sarà inevitabile: una caduta di interesse per l’oro, almeno nel medio termine. Ecco perché in un quadro così complesso c’è chi lo vede a 15.000 dollari nell’arco di una quindicina di anni e chi invece lo prevede stabile o in calo ancora per tanto tempo.

CHE COSA DICE L’ANALISI GRAFICA

Al piccolo e medio investitore tutto questo interessa poco, perché la sua visione è di breve termine. Investire o no? Da alcuni giorni il segnale è di vendere, perché dopo aver raggiunto i 1340 $ l’oro è sceso sotto i 1300 $ e potrebbe presto appoggiarsi sui 1283, per poi magari tendere verso i 1245 $. Veri segnali di forza si avrebbero solo sopra i 1340 $, testati proprio in occasione delle ultime tensioni geopolitiche. In sostanza quindi l’oro si dimostra fortemente correlato all’analisi tecnica, che negli ultimi tempi ne ha regolato i movimenti. Gli altri fattori si confermano meno importanti. Soltanto un elemento decisivo farà perciò smuovere l’oro dal canale orizzontale in cui procede. Che si chiami Pechino o Washington dovrà comunque avere un forte peso per dare un nuovo segnale direzionale – al rialzo o al ribasso – nei prossimi anni. Più probabile l’uno o l’altro? I bookmaker dicono 50-50%. Il che significa che nessuno sa o capisce cosa succederà. Scusateci, ma è la verità.

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