Ai massimi, ai massimi: l’indice americano S&P 500 ha superato di forza e stabilmente, dall’inizio di luglio, i 1600 punti e viaggia verso traguardi storici. Gli analisti esprimono nel complesso valutazioni positive verso una configurazione grafica non facile da leggere. I dati dell’economia continuano a dare segnali positivi, mentre le ultime parole tranquillizzanti di Ben Bernanke, su una politica monetaria che resterà attenta al quadro generale e quindi non si spingerà verso un improvviso e violento aumento dei tassi di interesse, hanno tolto sprint alle speculazioni.

Che fare allora? Comprare azioni dell’ S&P 500? Una nostra indagine sulle valutazioni dei migliori analisti porta a una conclusione abbastanza concorde: il potenziale di un’ulteriore crescita c’è, ma ora occorre essere selettivi sui titoli da acquistare. Lo stock picking – cioè la ricerca delle azioni con maggiore forza intrinseca – ritorna a svolgere un ruolo primario in questa fase. Il giudizio più diffuso è quello di chi sostiene che bisogna scegliere valori stabili e solidi, solitamente capaci di garantire un ottimo rendimento da dividendi nel tempo. Certamente c’è ancora un fattore di incertezza, che deriva dai dati societari. Finora le trimestrali non hanno preoccupato e i risultati sono perfino apparsi superiori, nel 70% dei casi, alle attese degli specialisti. Ciò non esclude che qualche delusione possa arrivare e determinare veloci correzioni, specialmente nei settori più esposti alle variabili dell’economia.

La crescita americana proseguirà: c’è chi prevede addirittura un progresso globale nel 2014 del 4%, nettamente superiore a quello dell’anno in corso. I mercati borsisitici potrebbero anticipare questa evoluzione positiva, con un allungamento nel medio periodo fra il 5% e il 10%. Occorre comunque osservare che altri specialisti sono meno ottimisti e pensano che la rincorsa dell’S&P 500 degli ultimi mesi sia stata eccessiva e destinata inevitabilmente a portare qualche veloce correzione entro breve tempo.

I SETTORI DA COMPRARE (E QUELLI DA EVITARE)

Il confronto fra ottimisti e pessimisti è una costante del mondo finanziario. Proprio per questo motivo occorre andare a valutare quali settori vanno evitati o scelti nella fase attuale. Fra i primi bisogna inserire i titoli dei gruppi più indebitati, ovvero telefonia e utilities – cioè servizi pubblici. Sarebbero penalizzati da un aumento dei tassi di interesse. Inoltre sono sconsigliabili i titoli cosiddetti difensivi e in particolare quelli dei consumi di base.

Preferibili invece i farmaceutici (su cui da tempo si formulano valutazioni positive) e i finanziari, sorpresa più recente. I “farma” hanno già veleggiato bene dall’inizio del 2013, superando nei trend la crescita degli indici. E entro fine anno potrebbero avanzare, in valorizzazione, di un ulteriore 10-15%. Anche i bancari sono cresciuti, ma due fattori li portano a essere messi ancor più in evidenza: un aumento dei tassi sul medio termine comporterà maggiore redditività per il comparto e alcune scelte della Fed ridaranno ossigeno, soprattutto alle grandi banche d’affari. C’è chi consiglia di acquistare Goldman Sachs e chi Bank of America, chi Morgan Stanley e chi Invesco.

Ma la vera sorpresa potrebbe venire dal comparto assicurativo, i cui rendimenti medi da dividendi superano il 4,5%, con società ben capitalizzate e potenzialità di ulteriori aggregazioni.

Infine un giudizio abbastanza positivo riguarda anche l’industria automobilistica (soprattutto Ford) e il settore petrolifero: in particolare quello della raffinazione e dell’estrazione con tecniche sempre più evolute. In tale ambito i margini di incremento dei profitti sono in alcuni casi enormi.

In conclusione:  S&P 500 sì, ma con una valutazione attenta di settori e singoli titoli. Lavoro complesso, ma capace di riservare plusvalenze di tutto rilievo.

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