E’ la strategia di investimento che va bene per tutte le stagioni. Stiamo parlando dello stock picking, ovvero la scelta dei titoli eseguita con un’attenta selezione, di solito di natura fondamentale (analizzando cioè le prospettive della società e del suo business), in generale in maniera indipendente dal periodo di Borsa che si sta attraversando. Essere selettivi è sempre un approccio ben equilibrato tra rischi e rendimenti attesi e permette di individuare le azioni che incorporano il maggior potenziale di crescita ancora inespresso. Nei periodi di grande incertezza lo stock picking assume ancora di più una valenza strategica di investimento vincente. Tra i maggiori sostenitori di questo approccio c’è Arvind Sabharwal, direttore degli investimenti in azioni della grande società di gestione internazionale indipendente M&G. Alla base della sua propensione allo stock picking si evidenziano alcuni punti fondamentali. Innanzitutto, a livello globale le correlazioni azionarie, cioè gli andamenti simili di Borse diverse o di settori di Borsa diversi, sono drasticamente diminuite negli ultimi mesi. Questo rende di nuovo indispensabile una scrupolosa selezione dei titoli. Non vale più il principio che tutto sale, e quindi non importa molto cosa si compra purché si compri, oppure tutto scende, e di conseguenza diminuiscono in maniera violenta le opportunità che singoli titoli si muovano in controtendenza. Non solo.Durante il trend rialzista che alcuni listini azionari mostrano in questi mesi, sono certo possibili ostacoli o passi indietro del mercato che possono però offrire potenziali opportunità di acquisto. Senza dimenticare che investire con successo richiede pazienza: è con un approccio coerente di lungo termine che si ottengono rendimenti superiori.

Per Sabharwal di M&G quando ci si trova nel bel mezzo delle ‘grandi rotazioni’ dalle obbligazioni all’azionario, spesso gli investitori – come è accaduto nella prima metà del 2013 – continuano ad essere cauti circa l’assunzione di rischio e rimangono concentrati sul breve termine. Cercano la certezza di guadagni di e di liquidità, e non sono preparati ad allungare il potenziale nel lungo termine. Inoltre, non ammettono che le società deludano, ad esempio, disattendendo gli obiettivi finanziari dichiarati. Molti studi hanno dimostrato che le performance delle posizioni di lungo termine sono migliori, poiché gli andamenti da uno a tre anni possono essere influenzati dai ‘rumors’ (voci di mercato) e dalla volatilità, rendendo difficile valutare l’abilità di un gestore. h  Secondo Sabharwal “guardando ai fondamentali è possibile trovare gli investimenti favorevoli che nel lungo termine possono portare rendimenti positivi”. E, aggiungiamo noi: se anche il terreno non fosse fertile per questa strategia, con un buon stock picking, se si sbaglia, si sbaglia di poco.

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