M&A: quante volte abbiamo visto questa sigla nelle pagine di economia dei giornali? Che cosa significa? E soprattutto: perché è utile seguirne i livelli di attività? Iniziamo dalla base. M&A sta per Merger and Acquisition, ovvero fusioni e acquisizioni. Una definizione che indica tutte quelle operazioni finanziarie che portano all’unione di due o più società. “Merger” è la fusione vera e propria: i patrimoni e le attività delle società interessate a tale operazione confluiscono in una nuova società. “Acquisition” è una forma di fusione per incorporazione in cui una società (l’incorporante) mantiene invece la propria identità giuridica annettendo (in genere dopo averle acquisite) altre società, che così cessano di esistere.

In ottica strategica, il livello delle operazioni di M&A che coinvolgono società quotate può essere un buon modo per evidenziare che in media il valore attribuito dai listini azionari alle aziende, in pratica la quotazione di Borsa, è ben più basso di quello di quello che dovrebbe essere. In altre parole cioè si possono comprare società a un valore (market value) significativamente più basso del cosiddetto “fair value”, che potremmo definire il prezzo giusto. Un valore, quest’ultimo, che non è quindi stato ancora riconosciuto dalla gran parte del mercato.

E non è tutto. L’attività di acquisizione, in particolare, è anche un buon barometro della fiducia generale, perché si fanno grandi investimenti quando le prospettive appaiono favorevoli al business. Ma come sta andando in questo periodo? In Italia i primi tre mesi del 2013 hanno confermato i segnali positivi che si erano intravisti nella parte finale del 2012. Secondo la società di consulenza internazionle Kpmg, nel primo trimestre 2013 sono state infatti chiuse 51 operazioni di M&A per complessivi 3,5 miliardi di euro, quasi tre volte il valore delle operazioni dei primi primi tre mesi dello scorso anno (1,3 miliardi). Il Sole 24 Ore ha ricordato che se alle operazioni già perfezionate si aggiungono anche quelle annunciate (non formalmente chiuse), come l’acquisizione da parte del colosso americano General Electric della divisione militare e civile di Avio per 1,9 miliardi, e l’acquisizione di Marazzi per mano dell’americana Mohawk per 850 milioni, il controvalore delle M&A di questo primo scorcio d’anno sale a 6 miliardi.

A livello internazionale va ancora meglio. Secondo la casa di investimenti M&G, dall’inizio del 2013, la crescente fiducia nelle azioni è stata messa in luce non solo dal numero di società che raccolgono fondi attraverso la quotazione sui mercati, ma anche proprio dall’aumento dell’attività di fusioni e acquisizioni: le principali sono state Dell, Virgin/Liberty Global e l’offerta di Warren Buffett per Heinz. Gli esperti di M&G hanno detto di aspettarsi che nei prossimi mesi l’attività di M&A rimanga a livelli alti in quanto le società cercano di aumentare i loro rendimenti attraverso le acquisizioni: perché vedono in giro quotazioni interessanti e anche perché gli spazi di crescita delle attività di M&A restano ampi, visto che rispetto alla media storica il livello di questo tipo di operazioni è comunque ancora basso.

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