Investire in azioni di gruppi impegnati a sviluppare business etici è possibile. Anzi, è auspicabile:  in un mondo sempre più instabile una scelta basata sulla ricerca di valori relativi alla difesa del contesto sociale, finanziario e ambientale può proteggere da possibili futuri terremoti sistemici.

Ma quante sono queste società, e che cosa fanno? GenteMoney.it è andato alla loro ricerca e ha costruito per voi un piccolo portafoglio impostato in tal senso. Con una premessa d’obbligo: è impossibile sapere se una certa azienda attiva in un determinato settore industriale non stia commettendo infrazioni di qualche tipo, nascoste sotto le abili cortine fumogene di una comunicazione che ne mette in risalto principi di eticità in tutte le sue attività. Nulla in questo mondo è certo al 100%. Fatta questa precisazione, ecco sei società quotate considerate al di sopra di ogni sospetto (tra parentesi la Borsa dove sono quotate e la sigla che le identifica nel listino).

VF Corporation (New York/Nyse – sigla VFC).  Il nome non dice nulla, almeno in Italia. A questa società, specializzata nel settore dell’abbigliamento, appartiene però Timberland, uno dei pochi fabbricanti al mondo nel campo delle calzature impegnato a operare con fornitori che non sfruttano la manodopera o inquinano a causa dei materiali utilizzati. Il settore del cuoio porta a molte irregolarità in tal senso, su cui i fabbricanti di scarpe e scarponi chiudono di solito non uno ma entrambi gli occhi. Timberland utilizza inoltre per alcune linee di prodotti solo materiali organici e interamente riciclati. Il mercato promuove questo titolo in Borsa: dal 2009 non ha fatto che crescere.

Novo Nordisk (Copenhagen – sigla NOVO-B). Qui siamo nel settore farmaceutico e il gruppo è danese. Primo produttore mondiale di insulina, si è impegnato a far sì che i suoi medicinali siano disponibili anche nei mercati emergenti a prezzi molto bassi. Il controllo dei cicli nei centri di elaborazione è sottoposto a tecnologie avanzatissime e il personale partecipa a continui corsi di formazione e sensibilizzazione sui rischi del comparto. Ottimo l’andamento del titolo in Borsa.

Statoil (Oslo – sigla STO). Il petrolio è un nemico dell’ambiente, ma lo è anche dell’eticità, come dimostrano alcuni recenti vicende italiane. La Compagnia di Stato norvegese si impegna però a rendere pubblici tutti i dati sulle sue attività nei Paesi in cui opera, al fine di contrastare la corruzione. Inoltre è particolarmente attenta a ogni aspetto ecologico. In Borsa è una sicurezza, con un andamento sempre molto regolare.

Philips (Amsterdam – sigla PHIA). Ridurre gli impatti energetici attraverso la messa a punto e la commercializzazione di lampade a bassissimi consumi. In questo campo l’azienda olandese è divenuta leader mondiale, investendo enormi cifre in ricerca. Utilizzando molti fornitori, ha poi avviato continui controlli nei loro confronti per evitare ogni abuso di tipo sociale, in particolare in Asia, dove lo sfruttamento del lavoro è una prassi molto diffusa. Il titolo in Borsa è più volatile rispetto a quelli finora presi in considerazione, trattandosi di un business sensibile alle reazioni dei mercati.

AB Electrolux (Stoccolma – sigla ELUX). Gli elettrodomestici sono spesso male utilizzati dai consumatori, anche per mancanza di informazioni specifiche da parte dei produttori. All’opposto la svedese Electrolux si mette in luce per campagne di sensibilizzazione e anche per procedure aziendali impostate in chiave etica. E’ vero che si tratta di una caratteristica tipica di quasi tutte le imprese del Nord Europa, ma Electrolux ha impostato una politica in tal senso anche negli oltre 150 mercati in cui è presente. Il suo titolo è più sensibile agli andamenti di Borsa basandosi su un’attività strettamente legata alle tendenze dei consumi.

Investendo in queste azioni si è davvero sicuri di mettere i propri soldi in imprese solide e inattaccabili nei comportamenti di tutti i giorni? La risposta è positiva, salvo (improbabile) prova contraria. Qualcuno si potrà chiedere dove si collocano le imprese italiane da questo punto di vista. Purtroppo non ai primi posti delle classifiche redatte ogni anno dagli specialisti del settore. E l’effetto è inevitabile: nel portafoglio che vi abbiamo proposto, come avete visto, non c’è neanche un’azione di casa nostra.

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