Le operazioni di finanza straordinaria della BCE un effetto l’hanno già ottenuto, con una vera e propria guerra in Europa – naturalmente nell’area non euro –  fra le principali Banche centrali per cercare di proteggere le proprie monete da una possibile rivalutazione nei confronti della moneta unica europea. In altre parole si cerca di evitare quanto sta accadendo al dollaro, in forte rimbalzo ormai da mesi, e al franco svizzero, che ha rotto la barriera degli 1,20, per attestarsi sulla parità rispetto all’euro. I Paesi più vicini e più interessati sono quelli nordici, che hanno mantenuto le loro divise nazionali: quindi Svezia, Norvegia e Danimarca, tutte decise ad abbassare i rispettivi tassi di interesse.

IN QUALI VALUTE  CONVIENE INVESTIRE?

La debolezza dell’euro, di là di possibili reazioni momentanee, è conclamata. Il piccolo e medio investitore ha quindi pochi margini nel restare collocato sulla propria moneta e cerca alternative. Su quali valute puntare adesso? Visto che ormai le vicine di casa hanno scarsi spazi di manovra, non resta che puntare su divise più lontane e magari meno praticate in passato.

Desta un certo interesse il dollaro canadese. Solitamente segue nei movimenti il dollaro statunitense, pur con un certo ritardo. Il suo trend al rialzo sull’euro è iniziato nel marzo dello scorso anno, sebbene finora non abbia seguito la stessa marcia del biglietto verde. Anzi, al minimo vento, ha ritracciato con una certa forza: ciò non esclude che abbia ancora possibilità di rafforzarsi sull’euro, seppur un cambio 1:1 (alla pari) appare poco probabile almeno nel medio periodo.

Qualche margine l’ha anche lo zloty polacco, che si muove dentro una fascia ben precisa fra 4,0 e 4,4 contro euro, ma che si è indebolito a seguito delle forti tensioni sul rublo. Un ritorno al livello dei 4,0 è probabile, perché l’economia nazionale dà ancora segnali di una certa vivacità.

Sul fronte delle monete emergenti il peso messicano si è dimostrato molto volatile negli ultimi mesi, ma il forte traino della relativa economia dalla ripresa statunitense potrebbe comportare un ritorno sotto i 16 contro euro, rispetto agli attuali 16,9.

Molto bene la rupia indiana, che gli analisti davano per persa solo due anni fa, quando aveva superato il livello degli 85 sull’euro. Grazie alla politica liberale del nuovo Governo, l’inversione è stata netta: dalla primavera del 2014 si è ripresa e ha accelerato negli ultimi mesi, tornando sui 71. Ora è possibile una discesa verso quota 65, che ne farebbe una regina dei mercati sul fronte delle divise di seconda linea.

NELLA GUERRA DEI CAMBI IL DOLLARO RESTERA’ IL PIU’ FORTE

Su tutti continuerà però a svettare il dollaro Usa: è l’ultimo che citiamo, perché la guerra delle valute è iniziata da qui. Il fatto di aver ormai sfondato la barriera degli 1,20 conferma una forza indiscutibile, che va di là della debolezza intrinseca dell’euro. Dove può ora spostarsi? La parità è conclamata e alcuni segnali tecnici la confermano. La violenza con cui si è consolidato non lascia adito a dubbi, ma il dollaro è – come spesso si dice – una brutta bestia. Potrebbe riservare qualsiasi sorpresa, sia al rialzo sia al ribasso. Attenzione quindi!

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