Esistono sostanzialmente due modi per investire tramite fondi comuni e comparti di Sicav: l’investimento in unica soluzione (il cosiddetto Pic) e il versamento a rate periodiche (piano di accumulo, in sigla Pac). Il primo è più indicato a chi ha già un capitale cospicuo da impiegare e le idee chiare su dove investire, mentre il Pac si rivolge innanzitutto a chi non disponendo di un capitale intenda accumularne uno nel tempo, e in secondo luogo a coloro che desiderino entrare un po’ alla volta, gradualmente, in un mercato: azionario, obbligazionario, materie prime, e così via.

Caratteristiche

Un piano di accumulo prevede alcuni step. Per prima cosa il sottoscrittore deve scegliere: a) la tipologia del fondo (un azionario Usa piuttosto che un obbligazionario Paesi emergenti, un azionario settore tecnologico o un fondo specializzato sulle obbligazioni convertibili, ecc.);

b) la frequenza del versamento (mensile, trimestrale, semestrale ecc.);

c) l’importo della rata (100, 200, 300 euro ecc.);

d) la durata del piano di versamenti (tre anni, cinque anni, 10 anni ecc.).

E’ importante sottolineare che, a parte la scelta del fondo, tutte le altre opzioni sono flessibili nel tempo: il sottoscrittore può cioè modificare la frequenza dei versamenti, l’importo della rata e la durata del piano senza alcuna penalità. Inoltre può aumentare o sospendere i versamenti in qualsiasi momento senza nessun costo aggiuntivo e senza che le quote accumulate in precedenza subiscano conseguenze: l’investimento continuerà in funzione della variazione del valore della quota. L’adesione al Pac, inoltre, consente di disinvestire in tutto o in parte le quote accumulate senza alcuna penalità, mantenendo la possibilità di continuare a versare le rate fino alla naturale scadenza del piano di versamenti.

Vantaggi 

Oltre alla massima flessibilità, i Pac offrono una serie di altri vantaggi per l’investitore. Tra questi ne spiccano due di rilevante importanza: quelli di tipo emotivo e quelli di ottimizzazione reddituale. Chi investe tramite Pac aggira una delle trappole più insidiose: quella della scelta di tempo per l’entrata sul mercato. L’investitore che impiega il capitale tutto in unica soluzione, infatti, corre il rischio di entrare proprio alla vigilia di una forte correzione o, addirittura, di un lungo crollo: per esempio, chi avesse investito 10.000 euro a fine agosto 2008 in fondi azionari area euro, se ne sarebbe ritrovati 7.600 (-24%) dopo soli tre mesi e addirittura 7.100 euro dopo sei mesi (-29%): a fine febbraio 2013, cioè 4 anni e mezzo dopo, non avrebbe ancora recuperato il suo capitale iniziale investito in quanto le quote varrebbero soltanto 9.400 euro (-6%). Investendo tramite il Pac, invece, il sottoscrittore distribuisce il capitale nel tempo in modo frazionato, e “media” quindi il prezzo di acquisto. Se il mercato scende può investire più, approfittando delle basse quotazioni, e viceversa.

Ipotesi su 5 anni

Abbiamo provato a calcolare l’efficacia della formula Pac, dal punto di vista dell’ottimizzazione delle performance, nei 5 anni che vanno dal 28/2/2008 al 28/2/2013. Abbiamo ipotizzato di investire 100 euro al mese, per un totale di 6.000 euro complessivi, in un fondo azionario area euro e in un fondo monetario euro. Da notare che nei 5 anni esaminati l’indice dei fondi azionari area euro ha segnato una perdita del 13,47% (ovvero  -2,85% annuo composto) mentre l’indice dei fondi monetari euro un progresso dello 7,06% (+1,37% medio annuo). Alla fine dei 5 anni di versamenti il sottoscrittore del fondo azionario area euro tramite Pac avrebbe accumulato quote per un controvalore di 6.624, euro pari a un rendimento annuo composto del +3,22% mentre quello del fondo monetario euro non sarebbe andato oltre i 6.307 euro (+1,32%). I risultati ottenuti si spiegano con le diverse dinamiche dei mercati sottostanti: mentre quello del fondo monetario euro è stato nei 5 anni più o meno costantemente lineare e al rialzo, quello relativo al fondo azionario area euro è stato caratterizzato da una forte correzione nel periodo 2008 – 2009 e una ripresa delle quotazioni dal 2009 al 2013 sebbene non del tutto lineare.

QUANTO HANNO RESO I PAC IN FONDI NEGLI ULTIMI 5 ANNI
rendimento annuo
capitalePACPIC
ind.  Fondi  Generale6.5933,04%1,85%
ind.  Fondi Azion.6.9555,07%-0,36%
ind.  Fondi Bilanc.6.7303,83%1,81%
ind.  Fondi flessibili6.4602,25%0,35%
ind.  Fondi monetari6.3031,30%1,36%
ind.  Fondi Obblig.6.6763,52%3,05%
ind. Az.America7.8369,43%4,75%
ind. Obb.area P.emergenti7.6788,70%6,99%
ind. Az.Internaz.7.3056,89%1,77%
ind. Az.P.Emerg.7.2016,36%1,18%
ind. Az.Pacifico7.1986,35%1,13%
ind. Az.Europa7.1486,08%0,48%
ind. Obb.area euro corp.inv.grade6.9174,86%3,49%
ind. Obb.Sp.Alt.Sp.6.8134,29%3,97%
ind. Obb.area govern. Euro m/l t6.7644,02%3,77%
ind. Obb.flessibili6.7213,78%2,98%
ind. Obb.Misti6.6843,57%2,56%
ind. Az.Area Euro6.6243,22%-2,85%
ind. Bilanciati obbligazionari6.6143,16%2,19%
In tabella il capitale accumulato e il rendimento medio annuo di un pac da 100 euro mensili dal 28/2/2008 al 28/2/2013. Il rendimento del Pic, invece, indica il rendimento medio annuo di un versamento in unica soluzione effettuato il 28/2/2008 e disinvestito il 28/2/2013

Non sempre il Pac è meglio del Pic

Occorre tuttavia fare attenzione. La formula del versamento tramite Pac presenta tanti vantaggi ma non per questo assicura che il rendimento sia sempre superiore a quello ottenibile tramite Pic (investimento tutto in una volta). Molto infatti dipende dall’andamento del fondo nel periodo esaminato. Negli ultimi 5 anni, per esempio, i Pac in fondi obbligazionari governativi euro a breve termine, in monetari euro e soprattutto in fondi obbligazionari area dollaro Usa e in fondi obbligazionari governativi internazionali evidenziano un rendimento medio annuo inferiore a quello che sarebbe stato ottenuto con un versamento in unica soluzione.

DOVE I PAC IN FONDI HANNO RESO MENO DEI PIC NEGLI ULTIMI 5 ANNI
rendimento annuo
CapitalePACPIC
ind. Obb.area govern. Euro bt6.4382,12%2,17%
ind. Fondi monentari  euro6.3071,32%1,37%
ind. Obb.area Dollaro7.1245,96%6,66%
ind. Obb.int.li governativi6.6963,63%4,28%
In tabella il capitale accumulato e il rendimento medio annuo di un pac da 100 euro mensili dal 28/2/2008 al 28/2/2013. Il rendimento del Pic, invece, indica il rendimento medio annuo di un versamento in unica soluzione effettuato il 28/2/2008 e disinvestito il 28/2/2013

Non sempre con il Pac si guadagna

C’è un altro punto da chiarire a scanso di equivoci: il versamento tramite Pac non garantisce che si possa sempre guadagnare. Sempre restando ai 5 anni esaminati, cioè dal 28/2/2008 al 28/2/2013, si scopre infatti che il Pac in un fondo azionario Italia avrebbe perso l’1,47% medio annuo, sebbene si tratti di una performance molto meno negativa rispetto a quella che i sarebbe ottenuta tramite Pic (-7,11% annua composta).

DOVE I PAC IN FONDI NON SONO RIUSCITI A FAR GUADAGNARE 
rendimento annuo
capitalePACPIC
ind. Az.Italiani5.882-1,47%-7,11%
In tabella il capitale accumulato e il rendimento medio annuo di un pac da 100 euro mensili dal 28/2/2008 al 28/2/2013. Il rendimento del Pic, invece, indica il rendimento medio annuo di un versamento in unica soluzione effettuato il 28/2/2008 e disinvestito il 28/2/2013

Occhio ai costi 

Quando si opta per la soluzione Pac non si può prescindere dai costi: quello previsto dalla società di gestione e quello applicato dalla banca per ogni versamento periodico. Per quanto riguarda il primo, indicato dai prospetti informativi delle Sgr, diciamo che esistono società di gestione che non prescrivono alcun costo mentre le altre che lo prevedono lo dividono in due parti: sui primi12 versamenti iniziale il 30% del totale delle commissioni previste e il restante 70% spalmato sui versamenti successivi.

Facciamo un esempio. Ipotizziamo di aderire a un Pac quinquennale con rata mensile da 300 euro: sul totale dei versamenti, pari a 18.800 euro (cioè 300 euro per 60 mesi) il prospetto della Sgr prevede una commissione del 5% e quindi 900 euro totali. Lo stesso prospetto prescrive che il 30% delle commissioni dovute per l’intero piano di versamenti (quindi 270 euro, il 30% di 900 euro), siano applicate sui 12 versamenti iniziali (3.600 euro) e il restante 70% (630 euro) sia spalmato sui 48 versamenti successivi.  Ne deriva che sui 12 versamenti iniziali del Pac la commissione trattenuta dalla Sgr ammonta al 7,5% (cioè 270 euro su 3.600 versati) mentre sui successivi 14.400 euro l’aliquota scende al 4,38% (cioè 630 euro su 14.400). Un meccanismo che di fatto spinge il sottoscrittore a completare il piano di versamenti poiché, qualora lo interrompesse prima della scadenza naturale, avrebbe sostenuto costi superiori. A queste spese, vanno poi aggiunti i costi bancari, cioè il diritto fisso che l’istituto di credito presso il quale avviene il pagamento rateale trattiene per ogni versamento: un costo che può variare da 1 a 5 euro. Si capisce subito che, tanto più piccolo è l’importo della rata periodica, tanto più elevata sarà l’incidenza di questo diritto fisso.

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