Con il vino si guadagna. Gli stranieri l’hanno scoperto da tanto tempo e proprio per questo motivo molte aziende agricole italiane specializzate in viticoltura appartengono a tedeschi, inglesi e tanti altri. Ciò non esclude che pure i detentori di maggiori patrimoni nazionali possiedano ormai attività in campo enologico. I motivi del successo per gli investitori sono presto spiegati:

le quotazioni dei terreni restano abbastanza competitive, perché negli ultimi anni si è registrata una stabilizzazione, con un incremento allineato nei fatti a quello dell’inflazione. Certo i vigneti doc e docg sono alle stelle e richiedono investimenti almeno di centinaia di migliaia di euro. Quelli invece privi di marchio di eccellenza risultano più competitivi. E’ indubbio che la domanda accelera nei periodi di forte inflazione. Ne consegue che, nella fase attuale di trend opposto, si verifica un calo delle compravendite e quindi una certa (ma non elevata) pressione al ribasso sui prezzi.

● se i prodotti finanziari si caratterizzano per elevata volatilità, le quotazioni dei terreni destinati alla viticoltura  sono molto più stabili, sebbene – come appena detto – sensibili soprattutto all’andamento dell’inflazione, cui si parametrano con un rapporto diretto.

I NUOVI RICCHI DEL MONDO SPINGONO LA DOMANDA  DI VINO

Quello che deve interessare è però il prodotto finale, evidentemente il vino. La domanda a livello mondiale è in forte crescita, perché i nuovi ricchi del mondo – soprattutto cinesi, russi e sudamericani – acquistano soprattutto etichette italiane e francesi, con enormi potenzialità dell’export nei prossimi anni. A un recente convegno internazionale è stata presentata una ricerca che attesta richieste di vino nel mondo in crescita del 60% da qui al 2025; con una produzione però in calo, per vari fattori, soprattutto climatici ma anche di minore disponibilità di aree destinate alla viticoltura. Evidente l’effetto: meno offerta in presenza di una domanda in forte crescita, con il rischio che se ne avvantaggino altre aree produttive del mondo.

RENDIMENTI ALLE STELLE ANCHE INVESTENDO DIRETTAMENTE IN BOTTIGLIE DI PREGIO

Sempre secondo la stessa indagine, un confronto decennale fra andamento dei prezzi del vino di qualità e listini europei di Borsa è quasi improponibile, perché il vino registra variazioni positive del 15% l’anno (riferite agli indici di settore Liv ex 100 e Liv ex 500), sebbene dal 2011 in poi si sia registrato un trend al ribasso, mentre le azioni sono ancora fortemente in perdita. In realtà è emerso chiaramente che un secondo modo – meno diffuso – per investire al meglio è di acquistare direttamente bottiglie di produttori di prestigio e di mantenerle in cantine specializzate fino a quando i prezzi non consentono elevati margini. Un business che richiede esperienza, competenza e soprattutto pazienza, ma che si traduce in un rapporto rischio/rendimento fra i migliori in assoluto.

QUANTO RENDONO LE ETICHETTE SUPER TOP

Secondo il sito Wine News “le cosiddette blue chip, o etichette super-top (e ben laureate dai critici), hanno una percentuale di rivalutazione – dal valore nell’anno d’uscita in commercio fino al momento di vendita al consumatore – del 500% (con punte perfino del 1.000%) per un periodo di 5/6 anni”. Senza patemi d’animo, problemi amministrativi e con il piacere di poter assaporare ogni tanto qualcuna di queste prelibatezze. Altro che azioni e obbligazioni!

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