La Terza Sessione Plenaria del 18esimo Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, conclusasi nello scorso novembre, ha visto una serie di promesse  del governo relative a riforme da attuare nel prossimo decennio per dare ai mercati un ruolo “determinante” nell’economia. Le riforme sono ad ampio raggio e avranno un impatto significativo su tutti i settori economici, con implicazioni dirette sulle materie prime (commodity).

In questa prima parte dell’analisi di Simona Gambarini, Associate Director – Research di ETF Securities, viene valutato il potenziale impatto delle riforme sull’economia cinese. Nella seconda parte verrà approfondito l’impatto sui mercati delle commodity.

PUNTI CHIAVE DELLA GRANDE RIFORMA

Il risultato del Terzo Plenum cinese è stato riassunto in un piano di riforme di 60 punti, che dovrebbe aprire la strada a grandi cambiamenti nel Paese. Pechino cerca di passare da una crescita guidata dagli investimenti a un’economia basata sui consumi.
Le riforme annunciate dal governo cinese possono essere raggruppate nelle seguenti categorie, divise per obiettivi:

Permettere al mercato di avere un ruolo “decisivo” nell’allocazione delle risorse rispetto al ruolo “di base” stabilito finora.

Promuovere l’urbanizzazione tramite una serie di riforme legali e terriere.

Affrontare i potenziali problemi di invecchiamento della popolazione, estendendo a più 
famiglie il diritto ad avere un secondo figlio;

Modernizzare il sistema fiscale.

De-regolamentare settori prima protetti. Saranno ammessi capitali stranieri e maggiore 
competizione nella maggior parte dei comparti, eccetto quelli legati alla sicurezza nazionale.

Accelerare la liberalizzazione dei mercati finanziari e incoraggiare un’allocazione delle 
risorse più razionale.

OUTLOOK 2014

Nonostante i timori ricorrenti di un cosiddetto atterraggio brusco (hard landing) e di una crisi del credito in Cina nel 2013, il Paese è riuscito a mantenere un solido tasso di crescita. L’espansione del Pil reale ha rallentato, dai livelli insostenibili del 2009-2010 (10-12%) a un più sostenibile 7-8%. 
I mercati, inclusi quelli delle commodity, hanno dovuto adattarsi negli ultimi due anni a questo tasso di crescita più basso, ma dal nostro punto di vista la maggior parte di tale aggiustamento è già stata compiuta. 
La maggioranza degli analisti e lo stesso governo cinese si aspettano che il Paese cresca del 7-8% nel 2014, con le recenti stime dell’OCSE che prevedono un aumento del Pil pari all’8,2%. Secondo uno studio citato dal premier cinese, il Pil reale deve crescere almeno del 7,2% per mantenere un tasso di occupazione stabile.

URBANIZZAZIONE


Per lungo tempo l’urbanizzazione in Cina è stata limitata da varie restrizioni sui diritti terrieri e sulla migrazione interna, ma dal 1990 tale fenomeno ha registrato un’accelerazione grazie al graduale alleggerimento di tali vincoli. Il Paese ha raggiunto solo di recente un tasso di urbanizzazione del 50%, con ancora molta strada da fare per raggiungere la media dell’80% che contraddistingue ai Paesi sviluppati. Secondo le stime delle Nazioni Unite, il tasso di urbanizzazione cinese si avvicinerà al 70% nel 2030 e dopo tale soglia continuerà ad aumentare.  Un miglioramento dei diritti di proprietà per gli agricoltori permetterà probabilmente a più famiglie di trarre beneficio dalla crescita economica, aumentando potenzialmente i consumi interni grazie all’incremento della ricchezza privata e delle reti di protezione sociale. Se gli agricoltori otterranno diritti di proprietà chiari sui propri terreni, potranno usarli per avere prestiti. Con il ricavato potranno aumentare i propri consumi o investire per aumentare la produttività. Il nuovo desiderio dell’amministrazione cinese di vedere un aumento dei tassi di urbanizzazione è dimostrato dall’accelerazione di un programma da 6.400 miliardi di dollari statunitensi per portare 400 milioni di persone nelle città nei prossimi 10 anni, metà dei 20 anni previsti dal piano iniziale.
 Riuscire a far aumentare la popolazione di città già esistenti richiederà lo sviluppo e il miglioramento delle infrastrutture, oltre alla costruzione di immobili residenziali più economici, attività ad alto consumo di risorse. Il budget di spesa infrastrutturale del governo per il 2013 è già stato aumento del 9% rispetto al target 2012, con un incremento particolarmente ampio per lo sviluppo della rete ferroviaria, ad alta intensità di risorse.

RUOLO MENO CENTRALE
 PER LE ESPORTAZIONI

Il contributo delle esportazioni nette alla crescita è diventato negative negli ultimi anni, sopravanzato dalla domanda di investimenti e dai consumi, e probabilmente in futuro continuerà ad essere sotto pressione. Sebbene la spesa pubblica abbia giocato un ruolo chiave nell’aumento della crescita dopo la crisi finanziaria globale, i consumi interni dovrebbero essere un propellente importante nei prossimi dieci anni. Con una popolazione superiore agli 1,3 miliardi di persone e una crescente classe media, la Cina è in una posizione favorevole per beneficiare di una crescita spinta dall’interno. Sebbene i trend demografici sfavorevoli abbiano minacciato di scatenare un rallentamento della crescita economica, l’allentamento della politica del figlio unico dovrebbe avere un impatto positivo sul lungo periodo.

LE CONDIZIONI DEL CREDITO


Una parte delle riforme che il governo intende attuare nei prossimi anni coinvolge le liberalizzazioni finanziarie. Il difficile accesso al credito e la mancanza di fiducia nel sistema bancario finora hanno ostacolato lo sviluppo del settore privato cinese. Gli investitori chiedono da tempo maggiore trasparenza, dopo che l’aumento record dei tassi sul mercato dei capitali a giugno e a novembre ha minacciato di scatenare una crisi del credito. Incoraggiando gli investitori privati a costituire piccole e medie istituzioni finanziarie, accelerando la deregolamentazione dei tassi di interesse e attuando riforme per una maggiore convertibilità del conto capitale, il governo punta a creare un’allocazione del credito più razionale, aumentando la produttività e la sostenibilità di lungo termine del debito.

Simona Gambarini, Associate Director – Research , ETF Securities

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