Lo spauracchio della deflazione non sembra essere un problema in Europa. Venerdì scorso l’ufficio nazionale di statistica della Zona Euro (Eurostat) ha confermato che l’indice dei prezzi al consumo ha fatto registrare nel mese di febbraio una crescita dello 0,8% su base annuale, superiore alle nostre aspettative (+0,7%). L’indice “core” dei prezzi al consumo (esclusi energetici e alimentari) ha segnato un incremento dell’1% rispetto a dodici mesi fa, ben superiore alle stime.

Tali cifre sull’inflazione diminuiscono le probabilità che nel prossimo meeting della BCE il consiglio direttivo dell’istituto di Francoforte possa promuovere nuove misure non convenzionali a sostegno delle attività economiche. Crediamo tuttavia che, nonostante la pubblicazione delle recenti cifre, non siano da escludere degli interventi per dare un po’ di respiro al mercato del credito (come ad esempio la fine del programma di sterilizzazione del restante piano SMP e portare i tassi sui depositi in territorio negativo).

La principale ragione per considerare possibile una nuova azione espansiva da parte della banca centrale europea è che la ripresa economica non è uniforme all’interno dell’Unione. I Paesi dell’Europa periferica soffrono, infatti, molto di piu’ rispetto a quelli dell’Europa “core”. E anche i dati dell’inflazione sono più bassi per i Paesi periferici.

L’Istat ha, infatti, ha rilevato per i prezzi al consumo in Italia un calo nel mese di febbraio dello 0,1% su base mensile e un incremento dello 0,5% rispetto a dodici mesi fa: dati che lasciano pensare che i rischi di disinflazione/deflazione siano maggiori da noi rispetto ad altri Paesi.

Filippo Diodovich – market strategist IG Italia

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