L’unica certezza è questa: il mondo continuerà a mangiare e lo farà sempre di più. Per tanti motivi. Il principale consiste nell’aumento della popolazione. Il secondo riguarda i terreni coltivabili, che si riducono continuamente per l’offensiva della mano umana. Il terzo si riferisce all’incremento di qualità dei prodotti richiesti: per esempio crescono i consumi mondiali di carne, alimento fondamentale ma che comporta maggiori  consumi di grano e granoturco per alimentare il bestiame. Se siete d’accordo su tutto questo, occorre cominciare a valutare il settore agricolo e alimentare nell’ambito dei vostri investimenti. Sia chiaro: non è semplice. I fattori decisivi sono infatti numerosi e spesso contrastanti. Un esempio? Da anni si sostiene che le quotazioni delle società produttrici di fertilizzanti devono crescere, ma negli ultimi tempi si è invece assistito al loro crollo.

CHE COSA ACQUISTARE: 1) FONDI QUOTATI 

I modi per replicare, dal punto di vista finanziario, il comparto dell’agricoltura sono tanti. Innanzi tutto ci sono gli Etc sulle materie prime (commodities), quotati nella Borsa Italiana e in grado di replicare l’andamento dei mercati di tutte le materie prime, consentendo di guadagnare sia al rialzo sia – in vari casi – al ribasso. Si tratta di strumenti abbastanza complessi, che non sempre ripropongono esattamente l’andamento dei prezzi, per esempio, del mais o della soia. Tuttavia sono determinanti come base per la copertura di questo complesso macrocosmo. Eccone la lista, relativamente a quelli indicati per guadagnare al rialzo:

Etc DB Agriculture Booster Eur Index (riflette le performance dell’indice S&P GSCI Agriculture, con una particolare ottimizzazione. Prevede la copertura del cambio euro/dollaro).

Etfs Cocoa (Cacao)

● Etfs Coffee (Caffè)

●  Etfs Corn (Mais)

●  Etfs Eur Daily Hedged Coffee (Caffè con copertura cambio euro/dollaro)

●  Etfs Corn (Mais)

●  Etfs Eur Daily Hedged Corn (Mais con copertura cambio euro/dollaro)

●  Etfs Soybeans (Soia)

●  Etfs Eur Daily Hedged Soybeans (Soia con copertura cambio euro/dollaro)

●  Etfs Sugar (Zucchero)

●  Etfs Eur Daily Hedged Sugar (Zucchero con copertura cambio euro/dollaro)

●  Etfs Wheat (Grano)

●  Etfs Eur Daily Hedged Wheat (Grano con copertura cambio euro/dollaro)

●  Etfs Soybean Oil (Olio di soia)

●  Etfs Soybeans (Semi di soia)

La differenza fra quelli con o senza copertura di cambio è sostanziale. Nel primo caso infatti non si risente dell’impatto negativo di un eventuale indebolimento del dollaro, valuta in cui sono espressi i future, strumenti su cui si basano gli Etc.

CHE COSA ACQUISTARE: 2) AZIONI

La seconda strada è investire acquistando in Borsa i titoli di aziende coinvolte nel ciclo alimentare. Hanno un vantaggio: di solito crescono quando le materie prime scendono di prezzo. Quindi sono inversamente rapportate rispetto alle commodities. Inoltre si tratta di titoli difensivi, solitamente più stabili nelle fasi di caduta dei mercati. Nomi come la svizzera Nestlé e la francese Danone sono più che conosciuti, ma occorre aggiungere: l’olandese Unilever, che controlla fra gli altri marchi quali Knorr, Calvé, Findus e Lipton; l’inglese Tate & Lyle, leader in zuccheri, amidi e dolcificanti; la svizzera Barry Callebaut, capofila mondiale nel campo del cioccolato; la danese Chr Hansen, specialista di ingredienti alimentari; un’altra svizzera, la Aryzta, maggiore produttore mondiale di pane e prodotti da forno.

Importante è poi la realtà delle imprese che operano  nel campo dei fertilizzanti, capaci di aumentare il rendimento delle coltivazioni. In tale ambito spicca la tedesca K+S. Tutti questi gruppi sono quotati su una o più Borse mondiali e presenti nei portafogli dei fondi d’investimento specializzati in campo agricolo e alimentare, altra soluzione adatta a puntare sul comparto.

E l’Italia? Da noi ci sono Parmalat, Marr (che è però una specialista di distribuzione al foodservice) e Campari, in realtà attiva nel campo delle bevande, che è un settore po’ a parte rispetto al contesto alimentare.

CHE COSA ACQUISTARE: 3) L’INVESTIMENTO DIRETTO NELLA TERRA

Se la finanza non piace, esiste la terza soluzione, quella dell’investimento diretto nella terra. Non ci si aspettino rendimenti elevati, ma la protezione dall’inflazione è invece garantita. Le quotazioni dei terreni agricoli sono salite in questi ultimi anni in una forchetta compresa fra lo 0,5% e lo 0,8%. Si tratta di un dato comunicato da Coldiretti, che si riferisce però a un valore medio, poco significativo in un Paese come l’Italia con un territorio molto diversificato. Da una nostra indagine emerge tuttavia che tanti appezzamenti agricoli in vendita sono legati a una cascina, il che ne aumenta il valore, ma anche i costi di gestione. Deve essere chiaro che acquistare terra rende solo nel lungo termine e dipende dalla rivalutazione della stessa. Poco o nulla deriva invece dalla gestione dell’attività, se non si è agricoltori.

Comunque sia, appare a tutti evidente che sfamare ormai sette miliardi di abitanti del pianeta è una sfida rilevante. Finora – grazie alle tecnologie – ci si è riusciti bene, ma troppe variabili incidono su questo complesso mondo. Un dito dentro ci va quindi messo anche da parte dell’investitore, purché cosciente che i rendimenti non possono essere speculativi ma venire da un posizionamento sul lungo termine. Proprio quello che cercano molti risparmiatori, alla ricerca di profitti stabili nel tempo. Se la pensate così il piatto è servito!

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