Presto i computer ragioneranno come i cervelli degli uomini. Saranno quindi in grado di apprendere automaticamente, di porre domande e conseguenti risposte, di pianificare e di intervenire al posto di noi umani. Sul fatto di quanto ci possano riuscire si è aperta una vivace discussione che coinvolge non solo gli esperti di elaboratori elettronici, ma anche sociologi ed economisti. Nasce infatti la cosiddetta intelligenza artificiale, diversa da quella della mente delle persone, ma altrettanto capace di effettuare scelte e agire. Un tema complesso, su cui lavorano molte aziende (non solo statunitensi), con innovazioni radicali nel modo di concepire l’informatica.

QUESTE SONO GIA’ QUOTATE: VALE LA PENA DI COMPRARLE?

Fra le tante società impegnate su questo fronte eccone quattro che hanno scelto di raccogliere capitali in Borsa:

IRobot Corp - Specialista nella creazione di interfaccia fra l’intelligenza artificiale e applicazioni robotiche in vari campi, soprattutto industriali. Si tratta di una società statunitense quotata al Nasdaq (sigla IRBT), dove ha conosciuto alti e bassi. Nelle ultime settimane vari report diffusi a Wall Stret si sono posti la domanda se non sia il caso di investire su questo titolo, che ha una media capitalizzazione (1,04 miliardi di dollari).

Arria NLG - Società inglese sviluppatrice di software. In particolare sta incrementando dei progetti nell’elaborazione del linguaggio naturale, detto anche NLP (dall’inglese Natural Language Processing), processo di trattamento automatico mediante un computer delle informazioni scritte o parlate nel linguaggio umano. Titolo quotato a Londra (sigla NLG) dal dicembre dell’anno scorso. Ha una modesta capitalizzazione e dall’esordio ha perso il 59% in termini di prezzo.

Rocket Fuel - Sviluppatrice di tecnologie in base alle quali si possono analizzare mercati di ogni tipo con velocità inammissibili per la mente umana. Svolge un ruolo prettamente di supporto al marketing. Si tratta di una medio-piccola capitalizzazione, quotata al Nasdaq (sigla FUEL) dall’autunno 2013. Nelle ultime settimane il titolo è crollato a causa di un calo del fatturato, ma le prospettive a medio termine appaiono positive.

Fusionet International - Altra società inglese: ha messo a punto un software che consente l’analisi di dati strutturati e non strutturati e li aggrega per permettere al cliente di prendere decisioni operative e finanziarie. Di fatto non si tratta ancora di intelligenza artificiale, ma l’obiettivo è di muoversi in tale direzione, per consentire un’accelerazione delle prestazioni. Il titolo è quotato alla Borsa di Londra (sigla FXI) dall’inizio del 2013. Da gennaio ha in poco tempo triplicato la quotazione, per poi ripiegare. Si tratta di una piccola capitalizzazione che distribuisce già utili, con un “dividend yield” dello 0,42%.

Non si tratta di start-up dal punto di vista tecnologico, ma lo sono invece sotto il profilo finanziario. Realtà nuove, spesso difficili da esaminare nella consistenza patrimoniale e caratterizzate da un’elevata volatilità in Borsa. Forse non tutte sfonderanno. Basterebbe però che già solo due ottenessero uno strepitoso successo commerciale perché l’investimento su tali azioni diventasse un formidabile “azzecco”. Anche questa è una questione di intelligenza, sebbene ancora di competenza del cervello umano. (1 – continua)

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