Gli operatori professionali europei e americani hanno visioni quasi totalmente divergenti sui trend futuri dell’S&P 500 di Wall Street, il maggiore indice azionario mondiale (nella foto il NYSE, la Borsa di New York). Mentre in terra europea si prevede un futuro promettente per il listino americano, grazie a vari fattori, negli Stati Uniti le ipotesi appaiono meno ottimistiche. Vediamo le opinioni degli uni e degli altri.

GLI EUROPEI DICONO: L’ECONOMIA USA VA BENE E QUINDI…

La chiave di lettura dal vecchio Continente è unanime: le big di Wall Street continuano a macinare buoni utili, hanno in pancia enormi quantità di liquidità per possibili acquisizioni, vedono gli ordini crescere e godono di condizioni di tassi d’interesse e di costo dell’energia assai favorevoli. Il traino di questa situazione diventa eccellente anche per le piccole e medie capitalizzazioni, fra le quali ci potrebbero essere le Google e le Apple del futuro. Tutta l’economia si sta rafforzando e l’inflazione che cresce è un segnale positivo: deriva da salari in progresso e quindi da consumi al rialzo. L’effetto congiunto di così tanti fattori non può che essere positivo per il principale listino statunitense.

PER GLI OPINIONISTI AMERICANI L’S&P 500 HA CORSO TROPPO

Passiamo a sentire le voci americane. La prima osservazione è precisa: l’S&P 500 si muove sopra la media mobile delle 200 sedute da ben 394 sessioni di Borsa, il che è un record assoluto. Il precedente era stato di 385 giornate operative alla metà degli anni 90. Noi aggiungiamo una constatazione: la media a 200 (decisiva nella valutazione della forza di un trend, positivo o negativo che sia) è stata superata a metà del novembre 2012. Da allora è rimasta quasi sempre sotto di circa 150 punti rispetto all’indice, pur con fasi alterne, mai tali però da confutare la tendenza al rialzo.

Una seconda osservazione comincia ad avere numerosi fautori oltre Oceano: l’indice di volatilità è ai minimi storici, poiché naviga attorno al valore di 10. Risulta un fatto positivo, ma va interpretato come una molla compressa al massimo. Nel momento in cui dovesse scaricare la forza trattenuta lo farebbe con grande violenza, il che determinerebbe un possibile consistente calo dell’S&P 500. Sia nel caso della prima osservazione sia per la seconda si tratta di valutazioni di analisi tecnica, talvolta fallace e altre volte attendibilissima.

CHE FARE? INCASSARE UN PO’ DI GUADAGNI E POI GUARDARE QUESTI NUMERI…

E allora che fare? Credere un po’ agli uni e un po’ agli altri. Lo si può mettere in pratica alleggerendo, tra le posizioni sui titoli dell’S&P 500, quelle con maggiori profitti. La corsa è stata talmente inarrestabile che certamente i margini di manovra risultano ampi. E poi considerare con estrema attenzione due livelli di quotazione: 1950 punti e 1890 punti. Il primo è un supporto vicinissimo ai livelli attuali. Se dovesse reggere per varie sedute è possibile che ci si avvicini ai 2000 punti, ma lì si aprirebbe una probabile lunga guerra psicologica fra rialzisti e ribassisti. Fra 1950 e 1890 punti c’è uno spazio in cui si potrebbe registrare una certa volatilità, ma solo sotto il secondo livello inizierebbe davvero una fase di incertezza chiaramente ribassista. Questi numeri sono decisivi, non solo per l’indice statunitense ma anche per tutto quello che ci va a traino, cioè le Borse di mezzo mondo. Teneteli quindi bene a mente.

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