I prezzi del ferro, il minerale più gettonato a livello mondiale, mostrano un forte segno meno, in particolare dall’inizio dell’anno, sebbene il calo fosse già iniziato prima. Con il suo trend ben definito, questa materia prima costituirebbe un perfetto strumento per investire sia al rialzo sia al ribasso, scelta quest’ultima da adottare nella fase attuale, ma purtroppo non esistono ETC che lo replichino in Borsa.

Se non è possibile investire con strumenti a replica specifica si possono tuttavia acquistare azioni di aziende del comparto; prima di analizzarle torniamo all’andamento dei prezzi. Il ferro sta riallineandosi da oltre un anno su livelli molto bassi, equivalenti a quelli del 2009. Il segnale non è certamente positivo, perché si tratta di un termometro dell’andamento incerto dell’economia globale.

I MOTIVI DI UN CROLLO INIZIATO NEL 2011

Domanda in calo ma produzione in crescita: non è un controsenso, bensì il risultato di un mercato che puntava su una veloce ripresa della richiesta mondiale e che si è attrezzato in tal senso. Invece accade l’opposto. I carnet ordini delle acciaierie occidentali si sgonfiano, in particolare sulla pressione di un minore consumo da parte cinese. Pechino resta un forte cliente (circa 1,8 miliardi di tonnellate nel 2013), sebbene non segua l’andamento positivo del periodo 2009-2011, quando si pensava che l’economia mondiale – dopo lo choc Lehman – potesse riprendersi a grande velocità. Così non è stato, proprio nel momento in cui leader del settore aumentavano le capacità estrattive e investivano in nuove aree. La panoramica globale appare tuttavia a macchia di leopardo ed ecco perché l’ampio quadro dei titoli del settore registra anche segni positivi. Per seguire questo comparto è consigliabile monitorare l’indice specifico DJ Us Iron & Steel, riferito alle azioni statunitensi del settore, vero ago dell’economia mondiale, anche perché abbastanza regolare nei movimenti. Ora sta scendendo verso quota 200, dopo aver toccato a settembre il massimo di 270 punti, con una corsa al ribasso decisa e ininterrotta.

I 5 MAGGIORI TITOLI DEL SETTORE QUOTATI  A LONDRA 

Concentrarsi nel settore delle aziende specializzate in estrazione di ferro e nella produzione di acciaio può essere un’ottima scelta per chi investe in azioni, per due motivi: si tratta di un mercato con forti movimenti; inoltre le leader vanno spesso in controtendenza fra loro, perché hanno business diversificati, con aree estrattive specializzate nei vari continenti. Le due piazze principali sono quelle di Londra (LSE) e Sydney (ASX): poche piattaforme di trading trattano quest’ultima, mentre la prima è coperta dalla maggior parte.

Ecco cinque titoli quotati oltre Manica che consentono di replicare abbastanza bene i movimenti di mercato del ferro:

AngloAmerican (sigla AAL) è un gruppo con attività molto diversificate in campo estrattivo e quindi presente nell’ambito del ferro. Si tratta di un gigante, il cui titolo è uno dei più volatili del settore, con trend talvolta contrastanti rispetto a quelli di altre specialiste del comparto. Dall’estata la sua quotazione è scesa molto, ma nelle ultime sedute ha registrato un buon rimbalzo.

Rio Tinto (sigla RIO) è un vero gigante, attivo in molti settori minerari, fra cui (naturalmente!) il ferro. E’ un titolo interessante perché volatile ma all’interno di una fascia di quotazioni ben delineata, fra 3000 e 3400 pence. Nelle scorse settimane è stata protagonista di un’offerta di acquisto da parte della svizzera Glencore, poi rifiutata. Ma già si sa che ci sarà un secondo tentativo. Un’azione quindi da monitorare con attenzione.

Bhp Billiton (sigla BLT) rappresenta un esempio di multinazionale delle commodities, con presenza in tutto il mondo e copertura dei maggiori comparti estrattivi. In primo piano il ferro. Un’azione solida, che ha risentito pesantemente della crisi dell’economia mondiale negli ultimi mesi, in altre parole un’occasione da seguire.

Ferrexpo (sigla FXPO) produce pellet di minerale di ferro estratto soprattutto in un impianto situato in Ucraina e si occupa di tutte le attività a valle e a monte. Il titolo ha subito un vero e proprio crollo negli ultimi mesi, in relazione alla crisi ucraina, ma ha buone prospettive di rimbalzo, soprattutto se supera i 100 pence, contro l’attale quotazione di 90 pence.

London Mining (sigla AIM) ha attività estrattive in diverse parti del mondo, ma la sua capitalizzazione è modesta rispetto a quella dei giganti precedenti. Da due anni registra un calo nelle quotazioni.   

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