Altro che “bookmaker” sfrenati sui risultati sulla Coppa del Mondo di calcio! La vera scommessa si chiama Bovespa, il principale listino di Borsa brasiliano. Lontanissimo dai massimi del 2010, è entrato in coma due anni fa  e stava scivolando sotto i 50.000 punti, ovvero 20.000 più in basso rispetto ai momenti di splendore del passato, quando l’effetto football si è fatto sentire. E sono già due volte che accade: nell’ottobre del 2013 e del marzo di quest’anno – dopo essere sceso in entrambe le occasioni sui 45.000 punti – ha rimbalzato abbastanza violentemente, tornando sopra i 50.000 punti. Nel primo caso terminando a 55.358, nel secondo salendo a 54.600. L’immagine del Paese, pur impegnato in un evento sportivo a così alto effetto mediatico, esce certamente indebolita da scioperi, ritardi nei lavori per le infrastrutture e inefficienze varie. L’impatto sull’economia sarà comunque positivo, con uno 0,4% di aumento del Pil.

IL VERO PERICOLO SI CHIAMA INFLAZIONE

La battaglia da condurre riguarda l’aumento del costo della vita: è stimato sul 6%. Tutti gli sforzi intrapresi dalla Banca centrale, con l’aumento dei tassi di interesse, non si sono tradotti in risultati concreti e proprio il Mondiale di calcio rappresenta un ulteriore motivo di spinta dell’inflazione, con un balzo stimato in uno 0,5%, dovuto all’impennata dei prezzi di alberghi e ristorazione. E adesso tocca alle Olimpiadi del 2016, per le quali si registra un enorme ritardo nella costruzione delle infrastrutture.

LA DELUSIONE PIU’ GRANDE?  L’IMMOBILIARE

Tutto questo ha un impatto negativo in Borsa. Ci si poteva aspettare (e qualche bookmaker finanziario lo aveva pronosticato negli anni scorsi) un ritorno sopra i 70.000 punti, alimentato soprattutto dal comparto immobiliare. Che invece ha deluso, costituendo l’anello debole di un Bovespa in cui grandi e medie capitalizzazioni hanno fatto solo passi indietro.

E ora? Puntare o no sulla Borsa di San Paolo? Decisivo il livello dei 55.358 punti, ma fra 55.000 e 56.000 punti c’è un’area decisiva, che ha visto “ballare” per tante volte l’indice brasiliano. Sui 60.000 e poi 62.000 punti si registrano altre zone calde, spesso contrastate in passato. E’ quindi evidente che occorre muoversi con grande prudenza in questa fase, caratterizzata da elevata volatilità. I due fattori che spingerebbero al rialzo il Bovespa sono un definitivo controllo dell’inflazione e un reale piano di modernizzazione delle infrastrutture, soprattutto nelle grandi città.

Il real – valuta nazionale – è letteralmente crollato dal 2012 in poi rispetto all’euro, ma dall’inizio del 2014 ha fatto progressi. Un ritorno sotto i 3 euro (contro gli attuali 3,02) rappresenterebbe un buon segnale, ma è poco probabile che la Banca centrale punti a un eccessivo rafforzamento, che sfavorirebbe soprattutto il turismo. Il quadro generale è quindi incerto e tale resterà per mesi, se non per anni. All’investitore che operi sul Bovespa, mediante gli Etf quotati a Milano, non resta che muoversi con un obiettivo temporale corto, seguendo l’andamento dell’indice sottostante. Operazione consigliabile in tutti i casi, ma ancor più decisiva nella circostanza brasiliana.

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