Da una a sette: è la moltiplicazione delle azioni Apple intervenuta all’inizio della scorsa settimana. A parità di investimento ci si è ritrovati con un numero di titoli molto maggiore, perché il valore unitario è stato naturalmente ridotto in misura proporzionale. Solitamente queste scelte, dovute a motivazioni soprattutto di marketing finanziario, disorientano chi detiene l’azione interessata e – dato che Apple è presente in tanti portafogli degli italiani – vale la pena rifare un po’ i conti. Il precedente valore di 645 dollari ante “split” corrisponde a 92,14 dollari. Nel frattempo il titolo si è leggermente mosso, ma è poco lontano dai massimi del settembre 2012 di 705 dollari, equivalenti ai circa 101 di oggi.

TORNERA’ OLTRE QUELLA BARRIERA?

E’ la domanda d’obbligo, che circola da giorni su forum e siti finanziari. I fautori del sì basano le proprie stime su varie considerazioni:

● La domanda di iPhone è in aumento e supera le più rosee aspettative (una curiosità: negli Usa si dice che sia più redditizio il business della vendita di smartphone rubati e offerti nei Paesi emergenti rispetto allo smercio delle droghe leggere!)

● La concorrenza non sembra tenere il passo

● Molte le novità in arrivo, dall’iPad 2015 (atteso per gli ultimi mesi dell’anno) all’iMac con processori più potenti e forse a qualche altra sorpresa.

L’ANALISI TECNICA CONFERMA LA FORZA DEL TITOLO

La vertiginosa ascesa delle ultime settimane testimonia che il mercato è molto ottimista nei confronti di Apple, più di quanto non lo sia per altri titoli tecnologici. Si sta infatti muovendo in un’area strategica, fra il supporto dei 90,9 dollari e la resistenza – nonché massimo storico – dei 101 dollari. La velocità e l’energia con cui si spingerà verso l’alto sono decisive. Il mercato intanto si pone domande. La prima è se supererà o meno i 100 dollari; una seconda e più importante riguarda l’allungo che l’azione potrebbe effettuare dopo aver oltrepassato il primo “target”. Tutti gli indicatori sono favorevoli, ma gli scherzi dei mercati risultano imprevedibili. La coincidenza di fattori tecnologici e commerciali sui prodotti venduti da Apple e la conferma dell’analisi tecnica sul titolo lasciano ben sperare. Cupertino ha voglia di strafare in tutti i sensi, ma il troppo ottimismo talora tradisce. Speriamo che non succeda questa volta.

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