Spadroneggiano nelle fabbriche e stanno per entrare nella vita di ciascuno di noi. I robot svolgono ormai un ruolo primario anche in attività di servizio, ma è solo l’inizio di una rivoluzione che porterà lontano. Anche in Borsa? C’è chi crede di sì, sebbene si tratti di un comparto in cui le implicazioni industriali sono vaste e coinvolgono gruppi con interessi ben più complessi. Ecco allora una selezione di società quotate, specializzate in robotica.

KUKA - La tedesca Kuka è un peso forte in questo campo, in quanto specializzata nella realizzazione di processi produttivi basati sui robot (nella foto) I clienti leader sono quelli automobilistici, ma l’attività si amplia ormai a moltissimi comparti industriali. L’azione, presente a Francoforte (sigla di identificazione KU2), ha più che raddoppiato la quotazione da metà del 2012 a oggi. Con una capitalizzazione di 1,5 miliardi di euro e al prezzo attuale di circa 43,8 euro, presenta un p/e (rapporto prezzo utili) poco favorevole di 26,5 e garantisce un dividendo piuttosto basso (0,30 euro). La rincorsa degli ultimi mesi la fa apparire cara, ma la sua presenza in Cina e in altri mercati emergenti è la variabile di cui non si tiene appieno conto. Secondo valutazioni di esperti, Pechino diventerà entro qualche anno il secondo mercato mondiale nella robotica e Kuka è molto ben piazzata nello sfruttare questa potenzialità. Sotto i 40 euro e meglio ancora sui 39 euro si colloca un livello di entrata interessante per un titolo che ha forti prospettive di crescita nei prossimi cinque anni.

FANUC - La giapponese Fanuc è un’altra specialista di sistemi industriali automatizzati. La sua produzione di robot è oltremodo specialistica. Essendo quotata a Tokyo (sigla numerica 6954), può presentare alcuni problemi di negoziazione da parte di chi opera con piattaforme di trading online. Il titolo ha registrato una continua crescita dal 2009 in poi; pur con una certa volatilità, dovuta alla forte sensibilità del mercato alle notizie di natura commerciale in un settore così innovativo. In questo caso il p/e è di 31,7, decisamente elevato, sebbene quello medio dell’intero comparto risulti solo di poco inferiore (24,4). Sul titolo c’è un bel sell (vendere) sul breve termine, ma l’impostazione resta invece positiva nel medio e lungo periodo.

ABB – Un ruolo importante lo svolge anche la svizzera ABB (sigla ABB alla Borsa di Zurigo), conglomerata con rilevanti attività in molti settori, fra cui i robot, che svolgono però un ruolo marginale sul fatturato globale.

ADEPT TECHNOLOGY -  Negli Usa una piccola capitalizzazione è quella di Adept Technology (sigla ADEP al Nasdaq), protagonista di un balzo improvviso fra fine 2013 e inizio 2014, essendo passata da 4 a 21,4 dollari nell’arco di poco tempo. Da aprile il titolo è comunque ridisceso a 10,75 dollari. Si tratta quindi di un’azione estremamente volatile e sensibile alle news di mercato. Una notizia recente si riferisce all’assunzione di un esperto commerciale del settore proprio in Italia, piazza considerata importante.

Infine ci sono alcuni grandi gruppi aeronautici e militari statunitensi impegnati su questo fronte. Per esempio Boeing, Northrup Grumman e General Dynamics, ma come nel caso della svizzera ABB non si tratta di specialisti della robotica, quanto di giganti delle tecnologie più avanzate, che utilizzano i sistemi automatizzati in alcuni campi della loro attività.

SONO DA COMPRARE?

Investire sugli “automi” è una scelta ragionata e innovativa, ma assolutamente market sensitive, nel senso che la scarsa capacità di garantire finora dividendi – a causa degli enormi investimenti necessari – rende questi titoli sensibili più che alle novità tecnologiche alle notizie di natura commerciale. In altre parole sono azioni con cui si balla. Pronti a danzare?

Photo: courtesy Kuka Group