C’è troppa liquidità sui conti correnti italiani. Una situazione ideale per le banche, che non riconoscono più alcun interesse sui depositi tradizionali. Tanti piccoli e medi risparmiatori preferiscono infatti attendere, nel timore di improvvisi temporali nei cieli della finanza. Ci sono poi due fattori aggiuntivi: i bassissimi rendimenti dei Bot e l’incremento di tassazione sulle rendite finanziarie, introdotta dal 1° luglio scorso, con il passaggio al 26% per tutte le forme di investimento, salvo titoli di Stato e poche altre eccezioni. Il tutto provoca solo sconcerto in chi non ha conoscenze approfondite della materia. In questa situazione, come si può investire la liquidità? Dove mettere, per esempio, 30.000 euro?

META’ IN BUONI POSTALI. CON ALCUNE AVVERTENZE

Il ricorrere, per una metà della liquidità, a forme di investimento in buoni fruttiferi postali è una scelta di buon senso, perché garantisce rendimenti quanto meno dignitosi. Attenzione però a non collocarsi su prodotti a tasso fisso crescente, poiché sul breve periodo riconoscono proprio poco. Meglio due altre soluzioni.

1 – BFP Europa. Il tasso nominale lordo annuo è dello 0,40%, più un premio variante dal 2,6% (primo anno) al 2,85% (quarto anno), che matura nel caso in cui l’indice azionario EuroStoxx 50 si apprezzi, nei periodi di riferimento, in misura pari o superiore al 7% nel primo anno e al 10% negli anni successivi. Si tratta di incrementi certamente rilevanti e forse poco probabili. Ad ogni modo se si realizzassero – almeno in uno dei quattro periodi – ne conseguirebbe un incremento di rendimento abbastanza significativo, con il capitale interamente garantito.

2 – BFP legati all’inflazione. Oggi ai minimi storici,  potrebbero rialzare la testa già dal prossimo anno. Su questi buoni o viene riconosciuto un rendimento fisso lordo dello 0,50% più il recupero, sia sul capitale investito sia sugli interessi maturati, del 100% dell’inflazione italiana rilevata nel periodo dell’investimento e fissata dall’indice Istat Foi (esclusa la componente tabacco).

L’ALTRA META’  IN UN CONTO DEPOSITO. O IN UN FONDO OBBLIGAZIONARIO “ABSOLUTE RETURN”

Piazzata la prima metà, che se ne fa della seconda? O si cerca una banca che offra ancora condizioni interessanti ai nuovi clienti,  o ci si affida a un prodotto finanziario specializzato. Se la scelta si indirizza sulla soluzione di un conto deposito – magari bloccato soltanto su una breve scadenza (al massimo 6 o 12 mesi) – bisogna prepararsi a una dura “guerra”. Le condizioni infatti – a causa dei bassissimi tassi di interesse primari – sono di frequente poco interessanti. Cercando, affilando le trattative e promettendo ulteriori versamenti di liquidità, anche marginali, si possono strappare rendimenti massimi lordi del 2 o perfino del 2,5%; con l’apertura però di un nuovo conto corrente, il che comporta talora costi aggiuntivi. Se le offerte non convincono, meglio restare nella banca in cui si è e acquistare un fondo obbligazionario del titpo “absolute return” di un gestore primario. In questo caso l’approccio è chiaro: chi opera non è vincolato a nessun riferimento (il cosiddetto “benchmark” di cui parlano i professionisti) e sfrutta tutte le occasioni possibili nel campo delle obbligazioni per garantire un certo rendimento in qualunque contesto di mercato. Quanto si può ottenere? Anche un 3-4% l’anno con i migliori.

Altre opzioni sono naturalmente possibili. L’importante è entrare su posizioni facilmente smontabili e che non impongano penalità se si decide di uscire. Più di tutto importa comunque la solidità di dove si colloca il proprio denaro. Se non si è sicuri di questa condizione basilare meglio restare liquidi.

photo credit: snorski via photopin cc