E’ la domanda ricorrente delle nuove generazioni che si affacciano sui mercati finanziari: ho pochi risparmi, come posso comunque guadagnare? Le risposte sono molteplici e il ricorso agli strumenti variegato. C’è chi punta sul Forex, cioè sul mercato valutario, chi sulle opzioni e chi sui CFD, in cui profitti o perdite sono basati sullo scambio di denaro in base alla variazione di valore dell’attività sottostante intercorsa tra il momento in cui l’operazione è attivata e il momento in cui viene chiusa. Sono tutte tipologie di prodotti complesse e che richiedono preparazione specifica. Un altro modo – che nondimeno comporta rilevante competenza – è quello dei certificati a leva fissa, assai diffusi negli ultimi tempi complice un’offerta di vari emittenti.

CHE COSA SONO E COME FUNZIONANO: ISTRUZIONI PER L’USO

I certificati di investimento sono strumenti che consentono di realizzare varie strategie, dalle più semplici, come la replica del sottostante, a quelle più complesse. Le versioni a leva permettono di godere di un effetto moltiplicatore (per esempio per tre o per cinque o per sette volte) sia al rialzo sia al ribasso. Acquistando quindi la tipologia che replica il “future” di un indice azionario, si moltiplica per il valore della leva l’andamento del sottostante, che può essere il Ftse Mib italiano, l’Eurostoxx 50 europeo, il Dax tedesco o altro ancora. Un esempio concreto: se il future sale dello 0,5% il certificato a leva 3 “long” (quindi al rialzo) avanza dell’1,5% e quello a leva sette del 3,5%. E’ quindi evidente come con un investimento marginale si possano ottenere performance di tutto rilievo, senza dover acquistare il “future” di riferimento, che comporta un’operatività più macchinosa.

TUTTI I PREGI (E TUTTI I DIFETTI)

Oggetti meravigliosi? Apparentemente sì, ma implicano elevati rischi. Il primo è evidente: se si sbaglia direzione la perdita di moltiplica per la leva scelta, che comunque è fissa. Occorre quindi destreggiarsi bene con i movimenti dell’indice di riferimento. Si tratta poi di prodotti con cui occorre operare prevalentemente nell’arco di una giornata, per ottimizzarne la leva: si comprano al mattino e si vendono – al massimo – in serata. C’è infatti il cosiddetto “effetto composto”, che con il passare dei giorni si fa sentire, anche in presenza di un indice che salga continuativamente e quindi vada nella direzione per esempio ipotizzata. L’aspetto più negativo è comunque di natura psicologica: bisogna avere i nervi saldi e prepararsi alle variazioni (in termini sia di guadagno sia di perdita) elevatissime che caratterizzano gli strumenti a leva, che proprio chi è giovane e ha modesti capitali a disposizione affronta con maggiori tensioni.  Tutto ciò non esclude che i certificati a leva fissa basati sui “future” abbiano tantissimi vantaggi: per esempio di natura fiscale rispetto agli equivalenti Etf, che sono meno efficienti nella compensazione di eventuali perdite; si caratterizzano poi per “spread” – cioè differenza fra prezzi in acquisto e vendita – abbastanza contenuti, ma variabili in rapporto all’andamento dei sottostanti: se i movimenti si fanno veloci possono allargarsi e rendere difficile – magari solo per qualche minuto – acquisti o vendite ; infine vengono spesso proposti dalle piattaforme bancarie senza il pagamento di commissioni, ma è opportuno informarsi bene sulle tipologie e tempistiche delle offerte. Il vantaggio maggiore sta però nella loro struttura concettualmente semplice, che non richiede correzioni in corso d’opera, cioè durante la giornata di Borsa. Impongono soltanto di studiare attentamente i mercati e di capirne la direzione; poi fanno tutto da soli. Nel bene e nel male.

Sugli strumenti finanziari a leva leggi anche: Focus Borse: i rialzi esaltano gli Etf a leva. Moltiplicano i guadagni, ma attenzione ai rischi

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