Gli Etf sono un ottimo strumento per investire, in un’ottica sia di breve sia di lungo termine. Acquistarli non è però così semplice come spesso si crede, anche perché in Italia l’offerta è amplissima, tanto da porre talvolta qualche problema di confronto e di razionalizzazione nell’ambito di un portafoglio, tanto più se piccolo e medio. Per facilitare il compito degli investitori abbiamo raccolto una serie di suggerimenti utili ad accrescere la redditività di un investimento in Etf.

OCCHIO ALLO “SPREAD”: DICE MOLTO PIU’ DI QUANTO NON SI CREDA!

Il primo consiglio è molto semplice e conosciuto dai più, sebbene in realtà nasconda degli aspetti da valutare con attenzione. Quando si acquista un Etf attraverso una piattaforma online o uno sportello bancario occorre valutare lo “spread” fra denaro e lettera, cioè il differenziale tra presso di acquisto e prezzo di vendita. E’ infatti un costo, perché rappresenta la differenza fra prezzo “lettera” (quello al quale è possibile comprare subito) e prezzo “denaro” (al quale è possibile vendere subito). Perché lo è? Se si acquista o si vende male si riduce l’utile dell’operazione. Determinante si rivela quindi scegliere ETF con spread stretto, cioè con una distanza ravvicinata fra la migliore proposta in acquisto e quella in vendita. Se ciò non accade conviene rinunciare all’operazione, poiché solo un movimento accentuato del prezzo, con un’elevata plusvalenza, consentirà di non subire effetti negativi da uno “spread” largo. Un caso di giornata: uno dei migliori Etf di due giorni fa (con una variazione positiva di circa il 2%) ha registrato uno spread dell’1,8%, dovuto a scambi modesti. Questa ragione è decisiva, ma lo è anche il ruolo del cosiddetto “liquidity provider”, cioè dell’operatore professionale cui spetta il compito di garantire comunque un certo volume di Etf in acquisto e in vendita. Esistono però situazioni particolari in cui gli scambi sono rilevanti, ma gli spread si allargano: ciò avviene, per esempio, perché si avverte nervosismo a livello di mercato globale o di singolo strumento. Prima di decidere di entrare o uscire conviene quindi studiare con attenzione il movimento dell’Etf, ma anche stabilire quale sia il valore medio di spread, considerando le prime tre o quattro proposte sui due fronti, di chi compra e di chi vende. Un altro modo per individuare la liquidirà sta nel verificare il numero di contratti giornalieri e la loro frequenza. Tornando al titolo citato (quale sia poco importa!), si poteva facilmente verificare attraverso il sito di Borsa Italiana che, dall’apertura fino a quasi la chiusura della seduta, sono passati solo quattro contratti, con intervalli notevoli fra loro. In questo caso meglio astenersi dall’acquisto, perché il “liquidity provider” – pur lavorando bene – ha cercato di massimizzare a proprio vantaggio una situazione di scarsi scambi.

LE FASI MIGLIORI PER ACQUISTARE

Anche da questo punto di vista occorre ragionare lucidamente. E’ consigliabile non effettuare operazioni nelle fasi di apertura delle Borse, quando il “liquidity provider” non ha ancora fotografato il quadro in cui si muove il mercato replicato dall’Etf. Meglio collocarsi in acquisto e in vendita avendo  un riferimento chiaro dalle proposte riguardanti i due fronti. Lo stesso problema si pone quando si acquista un Etf relativo a mercati con orari diversi da quelli europei. Per esempio per quelli riguardanti Wall Street conviene cominciare a operare dopo le 15,45, ora italiana, con “spread” normalizzati, perché all’apertura (ore 15.30) si possono registrare tensioni anomale in particolari condizioni. Se l’Etf replica vari mercati mondiali meglio acquistare o vendere quando almeno alcuni di essi sono aperti o comunque stanno per aprire. Se si lavora su un mercato comunque con orari molto differenti (un caso tipico l’Australia) è consigliabile tenere sotto osservazione il relativo “future”, che è un riferimento sul trend, anche quando la seduta è chiusa. Non sempre è facile ottenere questi dati, ma da un’attenta ricerca su vari siti Internet si può arrivare a disporre di tutto quanto necessario per una buona operatività, che in altre parole significa una maggiore redditività nell’investire in Etf. (1 – segue)

Leggi la seconda parte dell’articolo: Guida ETF: come far rendere un investimento in Etf. Consigli e accorgimenti da mettere in pratica

Leggi anche: Tassazione Etf: calcolare il dovuto ora è più semplice, ecco perché. Ma compensare le perdite…

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