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Capita anche questo! Sempre più ci sono segnalazioni agli organi soprattutto di polizia municipale di negozi e commercianti che rifiutano di vendere quanto presentato in vetrina o sui banchi espositivi. I motivi possono essere vari. Per esempio – in presenza di offerte promozionali – la richiesta di un certo tipo di merce va oltre il previsto e il venditore teme di restarne sfornito. Ecco allora che rinuncia all’incasso per sue scelte commerciali. Ma la merce resta in mostra. Un altro caso riguarda la modalità di pagamento: di fronte alla richiesta di utilizzare carta di credito o Bancomat il veditore rifiuta e declina la transazione. Tutto ciò è ammissibile?

LE NORME SONO CHIARE

In linea di principio non è possibile. Il Codice civile stabilisce infatti che un commerciante – qualunque sia la sua tipologia – è obbligato a vendere quanto espone. Se si rifiuta deve farlo in riferimento non a un singolo cliente ma a tutti. Deve quindi interrompere la sua attività. Naturalmente ciò vale se chi compra accoglie il prezzo proposto e non pretende ulteriori sconti rispetto a quanto concordato. Un’altra situazione si riferisce al caso in cui la merce debba essere ritirata, per esempio per difetto costruttivo o perché scaduta, come per gli alimentari. In questa circostanza è obbligo di chi commercia esercitare il rifiuto alla vendita.

PAGAMENTO CONTESTATO

Una situazione diversa si riferisce alle modalità di pagamento. Non esiste l’obbligo di accettare carte di credito o Bancomat, ma una norma introdotta nel cosiddetto Decreto Sviluppo da parte del Governo Monti aveva fissato nel 1° gennaio 2014 l’avvio dell’imposizione per tutti gli operatori commerciali e professionali di dotarsi di sistemi cosiddetti Pos. Con delle eccezioni ancora da definire. Ciò varrebbe per qualunque importo. In realtà in materia c’è confusione, nel senso che – secondo le ultime notizie – l’obbligo sarebbe valido solo per i professionisti (per esempio avvocati, medici, notai, ecc), ma non per il commercio. Salvo modifiche dell’ultima ora. Ecco quindi che il commerciante potrebbe – anzi potrà – continuare ad avere il diritto di pretendere il pagamento in contanti fino all’importo massimo di 999,99 euro, pure nel caso in cui  nel suo luogo di vendita siano pubblicizzate modalità di pagamento elettronico: in presenza di una simile eventualità ha la libertà – sebbene non gli convenga rispetto al cliente – di rifiutare tale sistema, magari adducendo motivi di natura tecnica.

La crisi dell’economia dovrebbe costituire un motivo per attenuare i confronti-scontri fra venditori e acquirenti. Purtroppo succede esattamente l’opposto, anche perché molti clienti – occorre ammetterlo – dimostrano atteggiamenti protervi nei confronti dei commercianti. E’ questo un modo scorretto di interpretare il sacrosanto ruolo di consumatori.

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