A pochi giorni dall’apertura delle richieste di ammissione alla quotazione in Borsa dei fondi comuni, la vetrina di Piazza Affari è già tema di scontro a distanza fra i gestori di fondi. I grandi la temono e dichiarano: “Staremo a vedere!”. Il perché dello scetticismo è chiaro. Paventano che il nuovo canale metta ordine nel sistema piuttosto antiquato di distribuzione dei fondi sul mercato. Antiquato ma redditizio per loro! Le motivazioni addotte sono numerose e in parte condivisibili: la principale è che l’investitore potrebbe acquistare fondi senza disporre delle necessarie informazioni. Ciò avviene d’altra parte per tanti strumenti finanziari. Chiunque operi con una piattaforma di trading può mettere in portafoglio azioni, Etf e perfino opzioni e “future” senza alcun ostacolo. Perché non può farlo con i fondi? La risposta che i gestori danno è evidente: solitamente questi ultimi sono l’area cui si rivolgono i risparmiatori meno informati, per i quali muoversi fra diverse sigle, tipologie e classi potrebbe essere compito non semplice.

LE SGR PIU’ PICCOLE: UN’OPPORTUNITA’ PER GIOCARE AD ARMI PARI

Le piccole sgr, talvolta emergenti, così come  le società che non hanno in Italia grandi strutture, oppure le boutique finanziarie internazionali,  hanno visioni del tutto diverse. Per loro si apre infatti un canale distributivo diretto tale da metterle in effettiva concorrenza con le big, capaci queste ultime di promuoversi pubblicitariamente e di esercitare pressioni commerciali sugli intermediari, sia banche sia promotori. Non sorprende quindi il fatto che i primi ad annunciare l’adesione all’iniziativa di Borsa Italiana siano operatori specializzati della seconda linea, intesa non come caratteristiche qualitative dei prodotti ma come presenza sui mercati.

Un commento abbastanza diffuso è il seguente: la possibilità della quotazione rappresenta un’importante occasione per abbattere le barriere d’ingresso finora incontrate sul mercato; si tratta quindi di un passaggio storico per il risparmio gestito, da sempre ostacolato nei canali distributivi. Ed ecco che la risposta si manifesta con l’annuncio del lancio anche di prodotti specifici, caratterizzati da commissioni più basse rispetto a quanto è avvenuto fino a oggi.

ECCO GLI ASPETTI CONCRETI CHE L’INVESTITORE PRIVATO DEVE VALUTARE

Occorre tenere conto pure di dettagli operativi importanti per l’investitore. Uno riguarda la cosiddetta portabilità, cioè il trasferimento da una banca a un’altra nel caso la si cambi. Finora bisognava vendere i fondi e riacquistarli, con costi elevati, tempi lunghi e spesso sfavorevoli implicazioni fiscali. Con i prodotti negoziati direttamente in Borsa la trasferibilità non porrà più problemi. Permane invece qualche incertezza invece per i cosiddetti switch, cioè per il passaggio da un fondo all’altro dello stesso gestore. Con il sistema tradizionale ciò era semplice, benché richiedesse qualche tempo. Con l’acquisto in Borsa occorrerà invece vendere il prodotto da cui si esce e acquistare quello su cui si entra, con costi e forse con qualche rallentamento nelle tempistiche. Avere tutto però non si può. La conquista della libertà nell’operare è già un bel successo, che per materializzarsi realmente comporterà comunque mesi, se non anni. La parola finale resta infatti ancora nelle mani degli emittenti.

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