Tutto quasi fermo. Non è tanto la complessa situazione in Ucraina a spaventare le Borse (verrà il tempo anche per questo!), quanto l’attesa per le parole – nella tarda serata europea – di Janet Yellen (in caricatura nell’immagine) neo numero uno della statunitense Fed. Su tale fronte le vicende aperte sono sempre due: la riduzione degli stimoli monetari e l’aumento dei tassi. Se dal primo punto di vista un eventuale annuncio di diminuzione dell’intervento di acquisto dei titoli di Stato a 55 miliardi al mese, dopo i due precedenti tagli di già 10 miliardi ciascuno, non dovrebbe avere effetti destabilizzanti, l’ipotizzare che prima del previsto si possano incrementare i tassi primari sarebbe una sberla. Tutti sanno che ciò dovrà avvenire, ma tutti sperano che accada il più in là possibile. I mercati in realtà danno per acquisito un lento procedere, che potrebbe iniziare a metà del 2015. Un anticipo anche solo di poco sarebbe visto male.

E IN EUROPA QUANDO ACCADRA’?

Dato che parliamo di tassi vale la pena analizzare anche la situazione europea. Da noi la BCE è invischiata in ben altri problemi. Sta lavorando su un piano di intervento straordinario per rianimare l’economia. Lo realizzerà concretamente? C’è da sperare di sì, sebbene le lentezze di Eurotower – sede della Banca centrale – appaiano disarmanti rispetto all’attivismo della Fed e di altre istituzioni. E’ molto probabile che si aprirà quindi nel medio termine una divergenza fra i tassi sull’euro e quelli sul dollaro, con effetti sui cambi.

A MILANO L’UNICA NOVITA’ RIGUARDA MPS

In un mercato privo di spunti (Milano ha chiuso in negativo dello 0,29%, dopo una giornata prevalentemente improntata al ribasso) la sola vera novità ha riguardato MPS. La Fondazione ha annunciato di essere scesa al 15%, dopo la cessione di un altro 12% detenuto finora, ma la sua quota si ridurrà al 7-8%, dopo il prossimo aumento di capitale. L’operazione è avvenuta ieri sera, a mercati chiusi. In apertura il titolo ha festeggiato l’evento, con un rialzo anche del 3%; poi è sceso, per terminare con un -2,03% (a 0,241 euro). Chi ha acquistato? Per ora circolano solo indiscrezioni. Riportano i nomi dei soliti hedge fund e dell’americana BlackRock. Essendoci di mezzo la politica, non si può tuttavia escludere qualche sorpresa.

IL GRANO PROSEGUE NELLA SALITA

Le tensioni in Ucraina hanno ancora una volta determinato impatti sui prezzi delle materie prime e più in particolare sugli agricoli, con i future del grano schizzati del 3,1% e del mais dello 0,7%. Il tutto si è trasformato in manna per gli Etc a leva riferiti a queste commodities. In calo invece oro e argento.

photo credit: DonkeyHotey via photopin cc