Il Ftse Mib punta a quota 21.000? Lo sostengono in molti, di fronte a un altro balzo odierno, con la salita a 20.756 punti (+1,52%). Ma attenzione: l’Italia vola, mentre nel resto d’Europa si avverte maggiore prudenza. Le big chiudono la seduta in rosso: è il caso delle Borse di Francoforte, Parigi e Londra. A Piazza Affari l’atmosfera resta invece positiva, sebbene proprio in queste ore l’Italia sia bocciata dalla Commissione Europea per eccesso di debito. Cosa sta succedendo? La tanta liquidità sui mercati si rivolge all’Europa mediterranea, dove le occasioni non mancano. La corsa potrebbe però interrompersi, sebbene la maggior parte degli osservatori sia ottimista, pur consapevole che veloci correzioni sono possibili.

VOCI E MISTERI ACCOMPAGNANO IL SUPER BALZO DI MPS

Semplicemente straordinaria la performance di MPS (nella foto l’amministratore delegato Fabrizio Viola) che ha chiuso a 0,22 euro (+19,24%). Nessuno sa il perché. Sono circolate voci di ricoperture da parte di hedge fund e poi indiscrezioni su un possibile accordo in arrivo fra Fondazione della Banca e investitori stranieri. La rapidità di chi ha comprato in alcune fasi del pomeriggio lascia intendere che le mani degli acquirenti, con enormi quantità scambiate, sono potenti. Non resta che attendere le prossime giornate. Ciò avviene nel giorno in cui Bruxelles avverte: se i profitti non sono sufficienti per ripagare i Monti Bond Mps provveda a un alleggerimento del personale.

GLI ALTRI TITOLI CHE SALGONO A PIAZZA AFFARI

Bene pure Mediobanca, Fiat, Azimut ed Enel per motivi diversi. E soprattutto fra le piccole capitalizzazioni che si sono avvertiti nuovi fremiti di rialzi: Bialetti ha fatto segnare un +12%, IGD un +11,1% e la Centrale del Latte di Torino è proseguita nella sua marcia in avanti (+8,8%). Negli altri mercati in Francia la migliore è stata Carrefour (+4,4%) e in Spagna Gamesa (+4,8%).

MA WALL STREET RESTA INCERTA

La conferma che l’euforia milanese – aiutata anche da uno spread Btp-Bund a 177, come nel novembre 2010 – è forse eccessiva giunge dall’America, dove gli indici alle 19 italiane erano poco lontani dalla parità. In realtà il vero timore che domina Wall Street si chiama Putin. Le minacce espresse da un consulente del Presidente russo di intervenire sui mercati per far cadere dollaro e titoli di Stato Usa sono piaciuti poco, non per i contenuti ma l’asprezza dei toni. Vedremo ancora tempeste sul fronte Ucraina? Solo gli esperti di geopolitica possono dirlo. Prepararsi tuttavia a un possibile incremento di volatilità è opportuno, motivo di preoccupazione per alcuni e di soddisfazione per altri. Nessuno poteva immaginare solo una settimana fa di vedere tre giorni al fulmicotone come gli ultimi, un’ottima occasione per chi opera velocemente.