In una giornata pessima per i listini soprattutto europei, a causa ancora una volta delle tensioni geopolitiche in Crimea, ieri Milano ha accentuato il calo rispetto alle altre Borse.

PER MPS NOVITA’ IN ARRIVO? PER UNICREDIT GIA’ ARRIVATE!

Prosegue la fase di acquisti per Monte dei Paschi. I mercati scommettono infatti su un possibile annuncio – entro breve – della vendita della quota detenuta da Fondazione Mps: attualmente possiede il 29,9% del capitale, ma potrebbe scendere a poco meno del 10%, cedendo un 20% decisivo per il controllo dell’istituto. E’ naturale che a impossessarsene siano le stesse mani che hanno acquistato rilevanti quote sul mercato dai primi di marzo in poi. Si tratta certamente di mani straniere (per fortuna!), anche perché la modalità è tipica di gente capace a operare rispettando alcune regole (non scritte) della finanza. Di chi si tratta? Secondo alcune indiscrezioni, di investitori americani, fra i quali il gigante Blackstone, specialista del private equity, attività che porta poi a ristrutturazioni e successive cessioni delle società acquisite. Americani quindi in Banca Intesa (Blackrock detiene il 5%), e ora americani anche in Unicredit (nella foto la nuova sede milanese)  la vera notizia di ieri: la stessa Blackrock, gigante globale dei fondi d’investimento e della gestione del risparmio, ha acquistato azioni sino a raggiungere il 5,246% del capitale. Ciò è avvenuto il 7 marzo, ma la comunicazione di Consob è odierna. La bandiera a stelle e strisce sembra sventolare ormai sul pennone più alto del sistema bancario italiano, poiché a tutto questo si aggiungono le “puntate” su Ubi (4,9%) e Azimut (5%) della stessa Blackrock. Il segnale è chiaro, le evoluzioni future un po’ meno!

MILANO E FRANCOFORTE, ANDAMENTI A CONFRONTO

Visti gli andamenti di ieri delle Borse europee, vale la pena effettuare un confronto fra la piazza italiana e la più importante del Continente, quella tedesca. Cominciando dall’indice tedesco  Dax, che ha avviato la fase di indebolimento il 27 febbraio e da allora ha proseguito in rosso; tornando ieri – per la prima volta nel 2014, in intraday  (durante la giornata di contrattazioni)– sotto i 9.000 punti. La volatilità è rilevante, ma ci sono margini per una tenuta, sebbene la decisiva media mobile a 200 sedute cominci a flettere verso il basso. E’ pur vero che il primo sostanzioso supporto si trova lontano (a 8.430 punti); probabilmente la fase ribassista potrebbe proseguire per qualche seduta, benché ieri la Borsa tedesca abbia saputo reggere in una giornata negativa per le piazze europee in generale, chiudendo con un +0,43% a 9.056 punti.

PIAZZA AFFARI FINORA HA TENUTO MEGLIO   

Se si esclude la caduta di ieri, il Ftse Mib ha fino ad ora risentito meno delle problematiche geopolitiche. L’aver quasi toccato i 21.000 punti nelle scorse sedute è stato un bel segnale di forza, cui hanno contribuito due fattori: la speranza di azioni concrete in economia da parte del nuovo Governo e le manovre in corso sul fronte bancario. Inevitabilmente entrambe le spinte hanno cominciato ad attenuarsi e ieri si è visto nella fase finale della mattinata un peggioramento netto del quadro generale. Poi due tentativi di rimbalzo nel primo pomeriggio e in chiusura, comunque in rosso dell’1,19% a 20.346 punti. Decisivo il supporto dei 20.335 punti, sotto il quale si tornerebbe a intravedere una fase nettamente peggiorativa.

WALL STREET SI SENTE MENO TOCCATA DALL’UCRAINA

Se le tensioni politiche per la Crimea colpiscono l’Europa, si avvertono meno sui listini statunitensi, che riescono a limitare le perdite e – anzi – a metà seduta ieri tornanvanao timidamente in attivo (alla fine l’S&P 500 ha chiuso a +0,28%). Il referendum nella penisola sul Mar Nero, previsto per il week-end, viene visto con una certa indifferenza oltre Oceano, più timorosa di novità negative sul fronte delle prossime trimestrali. E’ ancora presto per ipotizzare i numeri delle big statunitensi, ma qualche delusione potrebbe riportare tensione nelle prossime settimane a Wall Street. Lo sostengono alcuni analisti specializzati nel prevedere i dati dei bilanci.

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