Volatilità: è la peggiore parola in campo borsistico, perché di fatto si traduce in movimenti repentini all’interno di un trend in ribasso. E’ quanto successo oggi in tutte le Borse del mondo. L’indice di volatilità utilizzato come riferimento è quello conosciuto con la sigla Vix e riferito allo statunitense S&P 500. Venerdì era salito a 18, oggi ci ha pasticciato intorno fino alla chiusura dei listini europei, salendo anche a 18,3. Cosa vuol dire? In termini molto sintetici che c’è tensione. Solo quando si va oltre la barriera dei 20 la tensione diventa più preoccupante, ma il fatto che per due giorni – il venerdì di chiusura di una settimana e il lunedì di quella successiva – sia rimasto sui 18 non è rassicurante. Comunque niente di più.

WALL STREET, PICCOLA GUERRA TRA RIALZISTI E RIBASSISTI

Si sta quindi scatenando una piccola guerra fra rialzisti e ribassisti. Proprio dagli Usa arrivano segnali in tal senso: il Dow Jones nella mattina a Wall Street tiene, ma poi passa in rosso, e il Nasdaq scende di brutto (-1,6%). Alcuni commentatori benedicono questa correzione in atto e sostengono che potrebbe aprire la strada a una nuova corsa dei listini Usa. Altri invece sono meno ottimisti. Una spinta al ribasso viene comunque oggi dal dato delle vendite in calo di nuove case oltre Oceano: 414 mila unità a dicembre contro le previsioni di 455 mila. Bazzecole, che in un mercato nervoso spingono ingiù il settore azionario.

L’ITALIA PROSEGUE AL RIBASSO SULLA PRESSIONE DELLE POPOLARI

Il Ftse Mib  chiude al -0,44%, sulle pressioni delle banche popolari in difficoltà: Banco Popolare -14,9% (nella foto la sede della Popolare di Verona) Banca Popolare Emilia Romagna -7,9%, Banca Popolare Milano -5,6%. Ubi Banca -5,14% e Banca Mps -4,3%. In positivo vari titoli, fra cui i migliori sono stati Telecom Italia (+2,5%) e Fiat (+1,97%). L’indice si è fermato a 19.273,6 punti, esattamente a metà del primo target previsto in caso di ribasso (19.300/19.279 punti). E’ possibile un’ulteriore discesa a 19.150 punti e un rimbalzo effettivo si avrà in caso di ritorno verso i 19.600 punti. La giornata odierna ha visto molto nervosismo, sull’onda di quanto avvenuto sugli altri listini. Occorre spiegare il perché delle difficoltà degli istituti di credito popolari. La notizia dell’aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro di Banco Popolare fa temere che lo stesso debba avvenire per numerose realtà di questo mondo. E’ indubbio poi che la decisione di Investindustrial (gruppo Bonomi) di uscire da Banca Popolare di Milano attenua le speranze di un modo nuovo di gestire il settore.

FRANCOFORTE, IL TOP MANAGER CHE CAMBIA MAGLIA PORTA SU UN TITOLO E ABBATTE L’ALTRO

Un terremoto ai vertici di due industrie chimiche ha davvero scosso il mercato in Germania, con Lanxess, seconda peggiore “performance” (-27%) l’anno scorso sul Dax, oggi in forte rialzo (+7,6%) e con Merck in fortissimo ribasso (-9,7%). Cosa è successo? Matthias Zachert è passato da Merck a Lanxess. Un uomo forte, specialista del taglio dei costi, che potrebbe ridare fiato a una società, quest’ultima, che sta soffrendo di un’elevata concentrazione industriale in alcuni settori. Comunque al Dax (-0,46%) il rosso ha preso il sopravvento, con sei sole azioni in progresso e 14 in calo.

FRA GLI ETF RISORGE LA TURCHIA

Venerdì era stata la protagonista in negativo delle Borse e oggi invece si caratterizza per un piccolo rimbalzo: la Turchia è protagonista sul fronte degli Etf, con tre fondi che si piazzano ai primi posti della classifica dei migliori. Il Lyxor Turkey fa segnare il +3,5%, l’iShares Turkey il +2,8% e l’Rbs Turk Titans il +2,7%. Un’inversione di trend? Troppo presto per dirlo, ma incassare questa notizia positiva, dopo mesi di difficoltà del listino turco, è un fatto sicuramente proficuo.