I mercati salgono e scendono ma gli indici della cosiddetta volatilità restano ampiamente sotto controllo. L’esempio più significativo si riferisce al Vix (relativo allo Standard & Poor’s 500), il cosiddetto indice della paura, che continua a muoversi sui minimi. Talvolta questo fatto anticipa movimenti rapidi al rialzo, che si collegano a ribassi dei listini, perché i due trend sono contrapposti: se sale il primo scendono i secondi e l’inverso in caso contrario. La visione generale appare quindi di attesa. E i fattori decisivi sono tanti, benché l’ottimismo prevalga nella bilancia dei “sentiment”. Abbiamo costruito allora una specie di classifica del rischio, ovvero la scala delle cause che potrebbero imprimere una pressione al ribasso delle Borse. Eccola.

1) La Fed aumenta improvvisamente i tassi di interesse

Ormai è scontato che saliranno, ma i mercati prevedono a metà del 2015. Nel caso la Banca Centrale statunitense modificasse questo iter, l’effetto sarebbe pesantemente destabilizzante. E’ il vero timore di tutti, perché si ridurrebbe ulteriormente la liquidità, dopo la conclusione del cosiddetto tapering, cioè della progressiva riduzione degli stimoli monetari in atto da mesi. La Fed lo sa e opererà con piede leggero. Salvo intoppi. Probabilità reale: molto bassa.

2) Crolla il Nasdaq, perché gli utili calano

Il secondo motivo di tensione viene dal mercato americano dei titoli tecnologici, che ha dimostrato una certa debolezza negli ultimi tempi. Da marzo in poi è sceso di quasi 300 punti; finora è una semplice correzione, sebbene alcuni titoli si siano dimostrati molto più deboli del listino. Il problema sono i profitti, difficili da sostenere o ancor meglio aumentare nel tempo, a causa di una concorrenza esacerbata. Probabilità reale: bassa.

3) Il Pil cinese scende sotto il 7%? Allora è caos

Il vero barometro è Pechino, quella cinese è diventata la prima economia mondiale: sotto una crescita annua del 7-7,5% del Pil, gli investitori si spaventerebbero, poiché si confermerebbe il timore di uno stop della ripresa dell’economia mondiale. E’ pur vero che i poteri centrali cinesi non possono accettare tale ipotesi e – se ciò dovesse succedere – drogherebbero di certo la domanda interna. Probabilità reale: medio-bassa.

4) Le elezioni europee decretano che gli “anti” sono quasi maggioranza

Forse fra i rischi è quello che ha maggiori probabilità di realizzarsi, ma l’effetto risulterebbe solo psicologico, poiché Bruxelles sarà comunque governata da una grossa coalizione. Qualche giornata di tensione è ineluttabile, ma prevedere un crollo dei mercati appare esagerato. Anche perché una forte presenza di “anti” al Parlamento europeo è data per certa. Probabilità reale: media (ma le Borse già la scontano).

5) La deflazione europea diventa super-deflazione e le big ne risentono 

Inflazione negativa, consumi ancora al ribasso e utili delle grandi società in forte calo: di tutti i rischi sarebbe quello con impatto più distruttivo per i mercati, poiché si brucerebbe ricchezza. L’ipotesi appare poco realistica, e comunque – in tal caso – la Bce avrebbe margini per intervenire. Se non lo facesse, addio Europa (degli egoismi)! Probabilità reale: molto bassa

6) Gli “stress test” bancari finiscono male e richiedono ricapitalizzazioni a raffica

Le verifiche che la Bce realizzeranno nei prossimi mesi sulle 124 principali banche europee porteranno a una normalizzazione del settore o apriranno ferite oggi imprevedibili? Il test risulterà complesso e articolato, ma le previsioni sono abbastanza ottimistiche. Forse non tutti gli istituti saranno promossi, ma la stragrande maggioranza ne uscirà rafforzata. Probabilità reale: bassa.

7) Il conflitto fra Ucraina e Russia esplode. E certe materie prime vanno alle stelle

I temi geopolitici sono la vera variabile imprevedibile attuale. E non c’è solo il problema Ucraina. Per ora tutto questo ha assunto caratteri localistici. Un punto interrogativo tuttavia esiste. Ne risentiranno alcune materie prime (cerealicoli, gas naturale, petrolio, ecc.), i cui prezzi schizzeranno alle stelle? Tensioni sono possibili, ma niente più. Sempre che fattori climatici non si aggiungano a difficoltà di produzione ed export di grano e mais. In tal caso la situazione diventerebbe complessa. Probabilità reale: medio-bassa.

8) Tornano i problemi di debito pubblico in Europa e a Washington

Solo fattori estremi potrebbero rialimentare tensioni da questo punto di vista. Di soluzioni vere al problema non se ne sono date finora, ma economia e finanza convivono con un problema strutturale difficile da risolvere. Comunque – cosa non sempre compresa – la situazione più grave è quella statunitense. Probabilità reale: bassa.

9) Le guerre valutarie si inaspriscono e nessuno riesce a limitarne gli effetti

Sono in atto da anni, con svalutazioni più o meno pilotate. Finora l’economia mondiale è riuscita a far fronte a un vero conflitto, sebbene mascherato. Le possibilità di un’accentuazione appaiono poco realistiche. Probabilità reale: bassa.

10) Il fattore imprevedibile, il Cigno Nero di cui nessuno è a conoscenza

Può sembrare assurdo, ma i grandi rischi sono quelli imponderabili. Un attacco terroristico, la crisi di una grande banca mondiale, uno scandalo politico-affaristico o quant’altro: i maggiori pericoli appaiono questi, oggi ignoti e improvvisamente sulla bocca di tutti. Probabilità reale: bassa, ma esiste e va presa in considerazione. 

Niente rischi quindi? La risposta non può essere netta, perché un pericolo – e rilevante – c’è. Nel caso due dei punti esposti si realizzassero contemporaneamente, anche se soltanto in parte – la somma avrebbe un effetto esponenziale. Il sistema è in grado di aprire un “airbag”, ma due assieme no. Quindi, attenzione!

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