Un bel giorno non fa primavera, soprattutto in Borsa. Ieri si sperava nella fine della fase di correzione dei mercati. Oggi quella fiducia si è di nuovo spenta, soprattutto in Europa, dove le correzioni sono state consistenti. Gli emergenti fanno paura, ma dietro a questo paravento c’è il timore che la riunione in serata (negli Usa) del Fomc, organismo della Federal Reserve incaricato di sorvegliare le operazioni di Quantitative Easing, porti a un’accelerazione della stretta monetaria. Va detto con estrema schiettezza: ogni volta che ciò accade i mercati danno un segnale di negatività. Ed è la conferma che la corsa dell’ultimo anno è stata favorita quasi esclusivamente dalla droga dell’immissione di liquidità della Federal Reserve nei circuiti finanziari. Non è un buon indizio.

LA FIAMMATA DI PIRELLI

Qualcuno sostiene che è di nuovo in corso una rotazione settoriale fra i titoli di Piazza Affari, con industriali e lusso in calo da una parte e servizi in ascesa dall’altra. Alcuni segnali in tal senso sono evidenti, ma potrebbero anche essere il frutto di una certa casualità di vicende sovrapposte. Oggi, in un listino partito bene e via via disceso addirittura verso i 19.100 punti, per poi chiudere a 19.937 punti (-0,57%), Fiat è stata la delusione del giorno (-4,1% ). Reduce da settimane di rialzi, era partita bene in apertura di seduta, ma verso le 11.00 ha invertito marcia, in concomitanza di una seduta di “conference call” con gli analisti finanziari e di un consiglio di amministrazione decisivo per le sorti del gruppo. Ecco la principale decisione: nasce Fiat Chrysler Automobiles (FCA), nome che ricorda un po’ il DaimlerChrysler della tentata fusione fra il gruppo americano e la capogruppo tedesca di Mercedes-Benz. In realtà la caduta del titolo deriva dai risultati finanziari 2013, che hanno scontentato i mercati che si aspettavano un consuntivo migliore. In cima al listino balza invece Pirelli (+7,2%) grazie a una fiammata nel finale di seduta su voci di un’offerta di Goldman Sachs.

SOFFRONO I LISTINI EUROPEI

Male tutti i listini del Vecchio Continente, spinti all’ingiù dall’America, depressa a sua volta per la situazione in peggioramento degli emergenti. Sul Dax tedesco in difficoltà tutti gli automobilistici e inoltre Siemens e Merck; sul Cac 40 francese il rosso ha dilagato e sul britannico Ftse 100 hanno schizzato al rialzo i titoli in qualche modo coinvolti con l’oro. E’ il caso di Antofagasta, Anglo American, Fresnillo e Randgold. Per capire il perché basta leggere il capitolo seguente.

ORO E ARGENTO FORSE SI SVEGLIANO, IL GAS NATURALE  CORRE

Passiamo al fronte delle materie prime. L’oro ha ripreso fiato, tornando sopra i 1260 $ l’oncia e anche l’argento ha migliorato, soprattutto nel pomeriggio, in concomitanza con l’apertura di Wall Street. Ma una vera conferma viene dal natural gas: i future salgono, ma volano addirittura i relativi Etc a leva (per esempio il Boost Natural Gas 3x Leverage). Il gas naturale è tornato a livelli superiori ai 5 dollari, prossimo a una resistenza a 5,2 $, mai finora testata. Sarà lì che si determinerà presumibilmente una guerra fra rialzisti e ribassisti.

LA  NOTIZIA DEL GIORNO ARRIVA DALLA TURCHIA

La Banca centrale turca (Bct) ha alzato nella notte il tasso di interesse base dal 7,75 al 12%, con una decisione presa per cercare di combattere l’inflazione e per sostenere la moneta nazionale, la lira, crollata sui mercati nelle scorse settimane. L’effetto si è visto, con un riavvicinamento al rapporto di cambio di 1 euro = 3 lire, comunque sempre ai massimi storici.

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