Frenata ieri degli indici BRIC (nella foto la Borsa di Bombay) nella giornata no delle Borse europee: Milano la peggiore (-2,33% a 20.817 punti), ma un vistoso calo ha colpito anche gli altri listini, con il tedesco Dax 30 che ha perso l’1,76%, caratterizzato fra l’altro dal segno rosso su tutti i titoli. Sul mercato italiano clamorosi crolli per Banca MPS (-9,41%), per i timori di un aumento di capitale più consistente di quanto finora dichiarato, e Mediaset (-5,47%). Male anche la pattuglia delle azioni delle aziende pubbliche,all’indomani dell’ annuncio dei nuovi vertici. Si è salvata solo Eni (-0,38%), ma il tonfo è stato clamoroso per Finmeccanica (-5,22%) e perfino per Enel (-2,39%).

GIU’ ANCHE ORO E ARGENTO

In fase di arretramento oro e argento, con grande felicità di chi ha investito sugli Etc short (cioè al ribasso) a leva 3: il Boost Gold è salito del 7,88% e il Boost Silver del 6,53%.

BRIC IN FRENATA 

Vale allora la pena fare il punto sui mercati emergenti, reduci da un improvviso rimbalzo nelle ultime settimane, a seguito di un ritorno di liquidità proveniente da Europa e Usa.

BRASILE: il Bovespa, listino principale, già a metà seduta calava ieri del 2,96%. Frenata inattesa, perché da metà marzo aveva inanellato una continua serie di sedute positive, passando dai 44.965 punti (14/3/14) ai 52.155 punti del 7 aprile, con una performance del +15,9%. Le prossime elezioni presidenziali del 5 ottobre saranno d’ora in poi l’argomento principe nel Paese ed è inevitabile che l’impatto cominci a farsi sentire in termini di volatilità. L’attuale presidente Rousseff viene data per vincente, secondo gli ultimi sondaggi, e l’ipotesi non piace ai mercati finanziari, preoccupati del suo scarso attivismo. Ciò non esclude che alcuni analisti prevedano per il breve termine un ritorno del Bovespa verso i 56.000 punti.

CINA: lo Shanghai Shenzhen index nell’ultima seduta ha perso l’1,73%, ma è riuscito ad allontanarsi, nelle ultime settimane, dall’incubo di una caduta sotto i 2100 punti. Il rimbalzino c’è stato, ma non tale da ipotizzare un ritorno sopra i 2500 punti (contro gli attuali 2.230 punti). Gli scioperi in corso in alcune fabbriche che producono scarpe per i grandi marchi occidentali sono visti con preoccupazione, perché c’è il timore che l’attività sia trasferita in Indonesia e Vietnam. E’ un impatto psicologico, che porta tensione anche alla Borsa di Shanghai.

INDIA: il Sensex attende i risultati delle elezioni politiche e dà segnali positivi, con un trend che continua a crescere. Di tutti i mercati BRIC è questo quello più dinamico, anche perché ai massimi degli ultimi cinque anni (22.485 punti). Attenzione però: le elezioni in corso, di cui si conosceranno gli esiti il 16 maggio, potrebbero portare una rivoluzione politica, con il successo dell’Alleanza Democratica Nazionale, coalizione delle forze di opposizione facente capo ai nazionalisti indù del Bharatiya Janata Party. Una svolta radicale, con il Partito del Congresso in forte calo dopo decenni di guida del governo, spaventerebbe gli investitori. Si ha l’impressione che il Sensex abbia già dato tanto e che sia prossimo a tirare un sospiro, anzi forse un sospirone.

RUSSIA: qui l’aria che si respira è pesante e l’indice Micex lo manifesta con forza. Viaggia ormai dal 2012 in una fascia laterale compresa fra i 1250 e i 1500 punti, ma dal vero e proprio crollo iniziato il 28 febbraio, a causa delle tensioni politiche con l’Ucraina, si è ripreso solo per veloci spunti rialzisti, presto annullati. Negli ultimi giorni ha perso parecchio e l’avvisaglia è interpretata come una fuga di capitali dal Paese verso altri lidi. Un segnale di forza si avrà solo con il ritorno sopra i 1500 punti (contro gli attuali 1310).

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