Seduta stanca sui mercati europei e statunitensi. Cominciamo da Wall Street. Partita in negativo, ha accentuato le perdite con il proseguire della seduta, per poi riprendersi, ma un segnale favorevole tuttavia c’è. La volatilità sull’S&P 500 – indicatore della variabilità dei prezzi – resta sotto il primo livello di tensione, cioè 15, in quanto prossimo a 12,5, sebbene in leggero aumento. Niente di cui preoccuparsi. Solo sopra 20, di solito, scatta l’avviso di pericolo. Il nostro Ftse Mib (-0,85% a 19.875 punti) si è invece rimangiato parte della corsa di ieri, sull’onda della negatività di oltre Oceano, ma nessuna vicenda specifica ha turbato il quadro generale, con il future rimasto sotto il livello psicologico dei 20.000 punti. Era inevitabile che una correzione ci fosse, anche perché dall’inizio del 2014 le candele verdi hanno avuto il predominio, con un rimbalzo consistente. Una fase di mercati laterali o marginalmente negativi è quindi ineluttabile.

L’EUROPA FA MARCIA INDIETRO 

Quasi tutti i listini del vecchio Continente hanno chiuso oggi con il segno meno, ma anche qui un ritracciamento era necessario, dopo giornate particolarmente positive. L’Eurostoxx 50 – indice dei 50 più importanti titoli – ha perso lo 0,58%, con una prevalenza di candele rosse e con le banche che hanno dimostrato maggiore debolezza. Se – come si sostiene da qualche tempo – l’Europa mediterranea sarà la protagonista in Borsa del 2014, analizzeremo  allora nei successivi articoli quali sono le prospettive, da un punto di vista di analisi tecnica, dei tre indici con maggiori potenzialità di crescita: ovvero quello di casa nostra, lo spagnolo e il portoghese.

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