In un’Europa – ieri – a macchia di leopardo, con il Dax tedesco in rialzo (+0,5%) e il nostro Ftse Mib in ribasso (-0,58% a 20.972 punti), due notizie hanno avuto il sopravvento sul listino italiano: il fortissimo balzo di UnipolSai, grazie all’annuncio di dividendi per 550 milioni di euro, e la notizia che il fondo statunitense BlackRock detiene il 5,74% di MPS, aggiungendosi alle partecipazioni in Unicredit, Banca Intesa Sanpaolo e Telecom.

QUELLO STRANO CONFRONTO MOSCA-PECHINO

Dal punto di vista dei trend la vera sorpresa di ieri riguarda l’inatteso risveglio di tutti gli Etf legati alla Cina e riferiti al listino sia di Shanghai/Shenzhen sia di Hong Kong. In difficoltà invece gli Etf Russia. E’ quindi naturale fare un confronto fra le due maggiori potenze dell’area BRIC, entrambe attanagliate da problematicità, nel caso cinese legate all’economia e in quello russo alla situazione geopolitica.

Il Csi di Shanghai/Shenzhen è stato ieri protagonista di una reazione consistente (+3,4%), interrompendo la fase di ribasso iniziata nell’autunno 2013. Il movimento non è tale da rappresentare un’inversione di tendenza. E sul fronte russo? Il Micex, dopo il crollo di fine febbraio e un buon rimbalzo dal 14 al 18 marzo, è entrato in un breve periodo di letargo, sebbene ieri abbia chiuso in calo dell’1,16%.E’ il caso allora di valutare un investimento sugli Etf riferiti a questi due mercati, che in passato hanno dato grandi soddisfazioni agli investitori italiani? In estrema sintesi il giudizio è: estrema cautela.

CINA: ATTENTI ALLA TRIANGOLAZIONE EURO-DOLLARO-RENMINBI

Per la Cina valutiamo il DB X-Trackers Csi 300, riferito ai titoli a maggiore capitalizzazione presenti alla Borsa di Shanghai/Shenzhen. Negoziato in euro, ha come valuta di denominazione il dollaro Usa, ma il sottostante è logicamente l’indice in renminbi. Attenzione quindi a questa complessa triangolazione, che può modificare la performance rispetto ai movimenti del listino di riferimento. L’Etf di DB ha chiuso ieri a 4,86 euro (+4,63%), ma si tratta di una reazione fisiologica dopo un vistosissimo calo partito a dicembre dell’anno scorso. Solo il superamento dei 5,13 euro, ma ancor più dei 5,99 euro, resistenza decisiva, fornirà una conferma di definitiva uscita dalla fase di debolezza. Gli indicatori di analisi tecnica non forniscono ancora segnali positivi, ma è inevitabile che sia così dopo un ribasso forte e prolungato.

RUSSIA: IL LISTINO DI MOSCA SOFFRE  ANCORA, POTREBBE NON ESSERE FINITA

Quadro altrettanto incerto per l’Etf Lyxor Russia, negoziato e denominato in euro, ma con valuta di riferimento dell’indice in dollari Usa. Misura la performance dei 10 titoli russi più rilevanti per capitalizzazione, il cui business reale è logicamente espresso in rubli. Ieri questo Etf ha chiuso in calo dell’1,36% a 23,9 euro, sui minimi degli ultimi quattro anni, ma ancora lontano dal top del ribasso registrato nel 2008, in piena crisi Lehman. In questo caso un segnale di forza verrà solo dal superamento dai 26,58 euro. Logicamente la vera difficoltà del listino moscovita (e quindi di tutto quanto gli fa riferimento) è di natura geopolitica e le indicazioni di lettura vanno viste in questa chiave, oltre che negli effetti derivanti dal vero e proprio crollo del rublo rispetto alle altre valute occidentali. La situazione appare tutt’altro che stabilizzata.

photo credit: triblondon via photopin cc