Mercati senza tono ieri in Europa e oltre Oceano. Vale allora la pena fare il punto sul settore maggiormente sotto osservazione, quello delle banche. Che saranno protagoniste dell’anno, con un possibile complesso piano di ricapitalizzazioni. La settimana era iniziata con brutti segnali pervenuti dai vari listini, sull’onda del “profit warning”  (allarme utili) di Deutsche Bank. Ieri si è vista una generale situazione di attesa. E’ il momento di vendere o di comprare?

PARTIAMO DALL’ETF SPECIALIZZATO

Una prima valutazione non può che riferirsi a un Etf specifico, il Lyxor Stoxx Europe 600 Bank (Isin FR0010345371), con sottostante l’indice che misura le performance dei titoli delle grandi società del comparto in Europa. La rincorsa delle ultime settimane è stata forse eccessiva e una correzione era inevitabile. E’ iniziata il 16 gennaio; per ora è marginale. Molti indicatori grafici sono negativi, ma la pressione al rialzo era risultata esagerata nel primo periodo dell’anno, con segnali di eccessivo ottimismo da parte dei mercati. Ora sta iniziando una fase di debolezza, che non dovrebbe accentuarsi troppo, salvo notizie imprevedibili.

 ITALIANE IN ORDINE SPARSO

Cominciamo un’analisi delle big italiane.

Unicredit ha un grafico che corrisponde a quello dello Stoxx Europe 600. Alcuni gestori consigliano un alleggerimento su questo titolo, complice soprattutto il non facile quadro delle sofferenze sui crediti, problema che assilla quasi tutti gli istituti nazionali. Si nota debolezza, ma nulla fa pensare all’avvio di un trend negativo.

Per Intesa Sanpaolo, che si è avvicinata a una resistenza abbastanza forte (2,21 euro), il giudizio è identico.

Ubi Banca appare ancora bene impostata e proprio ieri ha dato un buon segnale, con un rialzo dell’1,85% (a 5,51 euro). Nell’ultimo mese ha registrato una crescita del 13%.

Mediobanca ha impostato già da alcuni giorni una fase di indebolimento, sebbene sia uno dei titoli cresciuti di più nell’ultima fase dei mercati. Di recente sono stati formulati dagli analisti target price (prezzi obiettivo) a 8 euro; ieri ha chiuso a 6,825 euro.

Banco Popolare e Banca Popolare Milano hanno invece fornito maggiori avvisi di stanchezza, con segni negativi accentuati negli ultimi giorni.

Un caso a parte è Banca MPS, su cui incidono vicende societarie e politiche complesse. Per ora è meglio tenersi fuori da un titolo volatile e il cui grafico è esattamente lo specchio di tutto quanto sta accadendo.

DEBOLEZZA, MA NIENTE DI PIU’

Il quadro generale conferma una fase di attesa dopo un periodo di elevati rialzi. Certamente si va in ordine sparso, con alcune banche che dimostrano un trend ancora positivo e altre in calo più accentuato. L’effetto Deutsche Bank non si è ancora sentito e fintanto che i titoli di Stato italiani, di cui le banche italiane hanno la “pancia” piena, resteranno ancorati ai 200 punti di spread è probabile un aumento di volatilità, senza comunque marcate inversioni. Poi però, quando partiranno gli annunci di possibili ricapitalizzazioni anche in Italia, sarà il momento di vendere a larghe mani. Per ora si tratta di nuvole ancora lontane.

ANCHE LE TEDESCHE REGGONO

Il vero indicatore di orientamento del settore bancario riguarda però la Germania, dove la situazione è complessa e dura da tempo. La corsa del Dax (l’indice dell Borsa di Francoforte, non ha finora favorito le due leader del settore del credito, ovvero Deutsche Bank e Commerzbank. Che registrano elevata volatilità dei corsi, senza segnali di forza. Nella fase attuale il panorama diventa più complesso ed è probabile che la variabilità dei prezzi resti alta, anche perché i due titoli principali hanno toccato resistenze abbastanza forti, tornando indietro proprio da tali livelli. Malgrado tutto tengono, ma le sfide del 2014 saranno toste. Fra stress test della BCE, probabili ricapitalizzazioni, incerte politiche monetarie delle banche centrali e problema dei crediti deteriorati (non solo in Italia!) ne vedremo delle belle. Un settore quindi da seguire con attenzione.

photo credit: Travel Aficionado via photopin cc