Si apre un’occasione sui mercati, con una caduta generalizzata dei listini (Milano -3.34% – Francoforte -3,44% – Parigi -2,66%), dovuta alle tensioni geopolitiche fra Russia e Ucraina per il controllo della Crimea (nella foto il presidente russo Vladimir Putin). Il fatto che la discesa non dipenda da apprensioni di natura economico-finanziaria è certamente positivo. L’origine è chiara e continuerà a esercitare pressioni ribassiste fintanto che fra Mosca e Kiev non si troverà un accordo. Solo allora le Borse tireranno il fiato e si potrà tornare ad acquistare.

LONTANO DA PUTIN SI SOFFRE MENO

L’epicentro della crisi è l’Europa. Si è visto oggi, con i listini europei in profondo rosso e quelli statunitensi in calo, ma non eccessivo. Più ci si allontana geograficamente e minori sono le inquietudini. In questo quadro è inevitabile che Wall Street sia una specie di paracadute per l’investitore: la seduta è partita in calo, per poi peggiorare, ma meno rispetto all’Europa. E’ infatti abbastanza estranea a turbamenti, in particolare di natura energetica, mentre il Vecchio Continente potrebbe subire ritorsioni nelle forniture di gas e petrolio.

IN ASIA C’E’ CHI SALE, MA SOLO LA NOTTE PORTERA’ CONSIGLIO 

Anche il Giappone è lontano, ma la volatilità del Nikkei si avverte da tempo, con il segnale negativo della media mobile a 200 sedute che ormai si muove al ribasso. Negli ultimi tempi si erano registrati movimenti rialzisti di alcune piazze dell’area pacifica. Ora occorre attendere i segnali della prossima seduta, quella per noi notturna, per capire se gli impatti saranno forti su Vietnam, Indonesia e Australia, che stavano cercando un rimbalzo da qualche giorno (per il Vietnam da qualche settimana). Chiudere le posizioni anche in perdita è consigliabile, ma soltanto dopo la verifica delle prossime ore. Se anche l’Asia reggerà l’impatto, come Wall Street, è possibile che l’incendio si circoscriva alla sola Europa.

FUORI DA CHI ESPORTA ALL’EST, PRONTI A ENTRARE NEL PETROLIFERO

In particolare nelle prossime sedute occorrerà selezionare le società su cui si investe, escludendo dalla lista quelle maggiormente impegnate nell’export verso i Paesi dell’est o direttamente nell’area (settore bancario). Oggi si sono registrati a Milano i tonfi di Buzzi Unicem e Unicredit, a Parigi di Renault e Saint Gobain e a Francoforte di Commerzbank e Bayer. Chi si avvantaggerà? Probabilmente il settore petrolifero e in particolare quello delle aziende specializzate in tecnologie per la ricerca di nuove aree estrattive. Quando il greggio, sale per loro inizia una stagione di lauti guadagni.

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