Altalenante con brio: ieri il Ftse Mib italiano (+0,39% a 20.838 punti) si è mostrato molto volatile, ma pur sempre improntato al rialzo, sebbene con segni meno per alcune banche protagoniste, nei giorni precedenti, di eccezionali performance, quali Banco Popolare Milano, Banco Popolare, Banco Popolare Emilia e Romagna e MPS. A proposito di quest’ultima si sono sentite interpretazioni fantasiose sullo straordinario rimbalzo di mercoledì, benché il mistero resti. Quella meno ipotizzata appare la più convincente: qualche mano forte avrebbe rastrellato il 12% del capitale in previsione della cessione della quota di maggioranza da parte della Fondazione. In questo modo potrà sedersi al tavolo delle trattative con maggiore peso contrattuale. Scontate le rassicurazioni di “immediate verifiche” da parte di Consob: porteranno a qualche risultato? No comment.

ORANGE (EX FRANCE TELECOM) RIDA’ FIATO AL SETTORE TELEFONICO

Ieri sulla scena internazionale il caso del giorno ha riguardato Orange, quotata a Parigi (nella foto un punto vendita). Con una chiusura a 10,13 euro e un rimbalzo in percentuale del 10,5% ha ridato fiato al settore telefonico, altrimenti piuttosto esanime nelle ultime settimane, se si esclude il caso Telecom Italia. Il risultato netto di Orange è migliorato notevolmente, il saldo del dividendo 2013 di 0,50 euro (qusi il 5%, versato il 5 giugno prossimo) è confermato, ma soprattutto si sono ampliate le voci di un ravvicinamento con SFR, unità telefonica di Vivendi.

PER L’S&P 500 NUOVO RECORD ASSOLUTO

Continua a macinare piccoli record successivi: anche ieri il più importante indice statunitense ha segnato un altro gradino all’insù, pur con una crescita in percentuale modesta (+0,17%). L’aver toccato i 1.877 punti rappresenta un fatto quantunque positivo. Inutile dire che c’è chi vede l’S&P 500 a 2.000 punti entro fine anno, ma si tratta di analisti che hanno inforcato  gli occhiali dell’ottimismo, attraverso i quali la realtà spesso si deforma.

IL DAX TEDESCO SEMBRA VOLER ARRETRARE

Molto meno positivo il trend del Dax, che vicino alla resistenza dei 9.743 punti ha trovato nella crisi ucraina un motivo di ripensamento. Nelle ultime sei sedute quattro sono state negative, ma soprattutto alcuni indicatori testimoniano di una fase di incertezza. Le tensioni nell’est Europa potrebbero rappresentare un forte ostacolo all’espansione dell’industria tedesca, impegnatissima nell’ex Oltrecortina. Ecco perché l’indice arretra, ma all’interno di un movimento rialzista che non trova per ora sconfessioni da parte dell’analisi grafica.

Photo:courtesy Orange