Una “sana” giornata di Borsa, ieri, sebbene caratterizzata da profondi segni rossi per il listino e da alcuni tonfi per le blue chip di Piazza Affari: in particolare Enel e Unicredit. Perché sana, pur nella sua negatività? Il motivo del giudizio risiede nella causa all’ordine di alcuni forti cali. Si torna infatti a valutare i fondamentali delle aziende, dopo un lungo periodo in cui i fattori monetari e la macroeconomia avevano preso il sopravvento.

ENEL – SPAVENTA L’AUMENTO DEL DEBITO. A GIUGNO DIVIDENDO PIU’ BASSO?

Enel ha deluso molto i mercati (-5,8% a 3,698 euro) per due motivi: ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con utili in calo del 16,2%; inoltre ha aumentato l’indebitamento netto di 4,97 miliardi di euro, facendolo salire a 44,57 miliardi. Le ragioni del tutto sono complesse, ma il vero timore è che a giugno del prossimo anno il dividendo scenda ulteriormente, dopo le decurtazioni attuate da anni. I bei tempi del doppio stacco (oltre che a giugno anche a novembre) sono lontani: l’ultimo è avvenuto infatti nel 2011. Da allora si è avuta solo l’assegnazione una volta l’anno, con un calo dell’importo dagli 0,28 euro per azione del 2011 agli 0,16 del 2012, agli 0,15 del 2013 e agli 0,13 del 2014.

Il timore che circola è ora che per il 2015 si scenda ulteriormente, toccando addirittura il limite degli 0,10. Il crollo del titolo sotto i 3,7 euro, con possibile proseguimento a 3,5 nelle prossime sedute, lo riporta molto indietro, ma soprattutto conferma che si attenua il ruolo della società elettrica come ottima erogatrice di profitti, con un rapporto p/e (prezzo/utili) che dalle migliori posizioni del settore utilities la sta facendo scendere verso gradini più bassi.

UNICREDIT  - RADDOPPIA L’UTILE, MA NON CONVINCE

Il caso della prima banca italiana è opposto, ma il risultato diventa altrettanto negativo in termini di performance di Borsa (-5,6% a 5,105 euro). Unicredit ha annunciato quasi un raddoppio dell’utile (+81%) per i primi nove mesi e non ha escluso un sostanziale incremento del dividendo. In questo caso il mercato ha però guardato in maniera negativa alla riduzione dei ricavi (-3,2% nel trimestre e -2% nei nove mesi), con una visione davvero molto punitiva nei confronti di una banca in costante crescita. Il timore vero è che la promessa sui dividendi sia solo una lusinga lanciata nell’attuale difficile situazione di mercato per il settore creditizio, che ha incassato maggiori profitti dalle operazioni finanziarie più che dal business ordinario, aspetto che preoccupa i mercati in una proiezione futura.

SI GUARDA ALLO SVILUPPO DEI PROFITTI NEL LUNGO TERMINE

Le Borse stanno dicendo che si guarda agli utili di più lungo termine. Annunciare un incremento dei dividendi per un solo anno non appare né sufficiente né soddisfacente. La globalizzazione fa emergere una concorrenza in tutti i settori di erogatori di profitti sul lungo cui guardano sia gli istituzionali sia i singoli risparmiatori. Il mercoledì nero ha mandato un messaggio chiaro: attenzione a indorare la pillola dei dividendi con facili promesse. Quello che si cerca non è la fiammata di una stagione ma la capacità di garantire continuativamente una distribuzione in crescita nel tempo degli utili. Cioè di tornare a una visione “chiara” della prospettiva di sviluppo delle aziende.

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