La richiesta è forte. Secondo un’indagine condotta dall’organizzazione inglese FairPensions, fondata nel 2005, la domanda di investimenti basati sul rispetto dell’etica sociale e dell’ambiente proviene da quasi il 50% dei cittadini europei, sebbene la ricerca non sia stata elaborata a livello comunitario ma soprattutto in alcuni Paesi del Nord, dove questa sensibilità è maggiore. Il problema però è un altro: si può realmente fare? E quanto rende? Alcuni fondi realizzati a tale scopo hanno impostato la loro eticità sul non acquistare titoli legati a qualunque forma di vizio: per esempio il gioco d’azzardo, gli alcolici e tutto quanto ha a che vedere con il tabacco. Ciò sembra un po’ limitativo.

Troppi azzardi

Purtroppo analizzando alcuni prodotti finanziari proposti con tale etichetta si scopre che, fra le azioni acquistate, ve ne sono non poche coinvolte in attività moralmente illecite. Per esempio:

● i settori dell’abbigliamento e della grande distribuzione – apparentemente innocui – hanno troppo spesso a che fare con lavorazioni a monte svolte utilizzando manodopera minorile o comunque non regolarmente contrattualizzata.

● i giganti petroliferi – che incidono sui listini di mezzo mondo – sono coinvolti in attività dai negativi impatti ambientali e di solito ciò avviene nei Paesi emergenti, dove i controlli scarseggiano o mancano del tutto.

● i listini riferiti alle nuove economie – tanto di moda oggi – si riferiscono anche a nazioni dove l’oppressione politica verso le minoranze è applicata indiscriminatamente o dove la violenza sulle donne è tollerata (come recenti esempi hanno ampiamente dimostrato).

● quante sono le aziende al mondo che anche marginalmente non attuano forme di evasione o elusione fiscale?

Lo stesso studio di FairPensions lo ammette: in troppi casi i fondi etici sono gestiti più in base a principi di marketing – data la notevole domanda proveniente dai mercati più evoluti – che non su un modello di sostanza, tale da escludere effettivamente tutto quanto comporta rischi morali o ambientali.

Rendimenti un po’ più bassi

Risulta invece alquanto sorprendente il fatto che molti analisti giudichino negativamente i risultati, in termini di rendimenti, dei prodotti di tale tipo, sottolineando la loro sottoperformance rispetto agli indici azionari più noti. In media si aggira dal 3 al 6-7%. E’ inevitabile che ciò avvenga se si vuole impostare una strategia finanziaria dettata da principi morali, poiché ineluttabilmente devono essere escluse azioni o obbligazioni riferite ai settori più aggressivi e quasi sempre più redditizi. E’ anche vero che, quando i mercati crollano, i prodotti etici risentono meno degli impatti negativi.

La risposta alla domanda se sia possibile investire eticamente è quindi negativa? No, tutt’altro, ma comporta la necessità da parte di chi intende muoversi in tale direzione di non fidarsi ciecamente delle proposte del mercato. Bisogna invece valutare con attenzione i cosiddetti sottostanti, sia se si acquista un fondo sia se si sceglie di entrare direttamente su azioni o bond.

Casi concreti

Due interessanti esempi vengono proprio dalla Gran Bretagna, terra di grandi speculatori finanziari ma anche di operatori alla ricerca di nuove vie verso cui muovere i capitali.

Il primo riguarda il Battle Against Cancer Investment Trust, quotato alla Borsa di Londra con la sigla BACT. E’ una specie di fondo di fondi che persegue l’obiettivo di assicurare un apprezzamento del capitale a lungo termine puntando su una diversificazione di investimenti alternativi. L’eticità consiste nel versare l’1% del Nav del fondo alla ricerca sul cancro o a fondazioni con scopi filantropici. Il fatto però che voglia garantire ritorni sull’investimento di una certa consistenza ha portato alcuni a criticare questo fondo, inserendolo fra i prodotti finanziari più aggressivi.

Il secondo esempio consiste nei bond cosiddetti a impatto sociale, in cui il rendimento è legato al raggiungimento di precisi obiettivi. Un esempio viene di nuovo dalla Gran Bretagna, dove la Greater London Authority ha lanciato un social impact bond correlato alla diminuzione dei costi del sistema sanitario pubblico attraverso la riduzione del numero di senza tetto costretti a vivere in giardini o in strutture abbandonate, con rilevanti oneri per la collettività, a causa degli interventi sociali che il fenomeno comporta. Nel caso in cui l’operazione raggiunga gli obiettivi indicati, l’obbligazione pagherà una cedola fino al 6,5%; in caso contrario non verrà corrisposto nessun rendimento.

Queste nuove soluzioni di etica finanziaria stanno ottenendo un discreto successo, ma il vero problema è la mancanza di sufficiente informazione sulla loro esistenza. Una strada comunque si sta aprendo. In Italia qualcuno la vorrà seguire?