E’ considerato il più bravo in assoluto nella gestione di investimenti finanziari. Si tratta del fondo governativo norvegese, che gestisce – nel nome del bene comune e lassù sanno cosa è – le fortune provenienti dalle ricchezze petrolifere estratte nei loro mari. Qualcosa come 600 miliardi di euro. Ed è stato capace di anticipare alcune delle crisi degli ultimi anni: prima che scoppiasse quella dei cosiddetti mutui subprime americani uscì dalle Borse d’oltre Oceano; nel 2009 ha totalmente disinvestito, in tempo utile per evitare il crack, dai titoli di Stato greci e portoghesi; nel 2011 ha venduto buona parte delle obbligazioni italiane e spagnole che aveva in portafoglio. E’ gente, quindi, di cui fidarsi! Vale allora la pena seguire le loro indicazioni, soprattutto per chi abbia la necessità di crearsi una pensione complementare, di cui godrà magari fra trenta o quarant’anni. Ecco così su quali tipologie di investimenti ci si sta  spostando ora a Oslo.

IMMOBILIARE

La quota di mattoni detenuta dal fondo norvegese aumenta di nuovo. Poco interessa sapere che da un anno acquista case e uffici,  da far rendere con gli affitti,  negli Stati Uniti e in Europa (per esempio il quartier generale di Credit Suisse a Zurigo, in Svizzera): l’importante è avere ben chiaro che – a suo giudizio – l’investimento garantisce un rendimento accettabile, tale da proteggere dall’inflazione.

Questa convinzione deve convincere anche il piccolo risparmiatore italiano a non abbandonare l’immobiliare, anche se in questo momento è considerato troppo gravoso in termini di tasse. Il problema – e i norvegesi lo dichiarano apertamente – è di puntare su costruzioni che garantiscano un discreto rendimento, ma acquistando a prezzi favorevoli. In altre parole: adottando un metodo professionale.

Al trentenne che porta a casa 1.000 o 1.500 euro il mese una simile proposta può sembrare irrealistica. Sappia però che è possibile puntare all’immobiliare anche con strumenti finanziari che permettono di mettere da parte piccole cifre ogni anno: perfino poche centinaia di euro. Ciò avviene con fondi immobiliari quotati sulle grandi Borse internazionali: si chiamano Reits (Real Estate Investments Trusts), sono società fiduciarie per l’investimento in immobili. Nati negli Usa, si sono diffusi un po’ ovunque e hanno grandi vantaggi:

1°) permettono di scaglionare l’investimento

2°) consentono di diversificare su varie aree geografiche. E’ possibile così puntare perfino sull’Asia, che riserverà buone soddisfazioni nel medio e lungo termine, anche se da tempo si dice che in Cina stia per scoppiare una bolla immobiliare di notevoli dimensioni.

Per una pensione impostata a piccoli importi i Reits vanno bene, ma ancora meglio sono gli Etf – regolarmente quotati alla Borsa italiana – che replicano gli stessi Reits, semplificando la vita per chi non è esperto e si trova a dover maneggiare fra nomi, sigle e valute a lui sconosciute. Ecco la lista degli Etf che chiunque può acquistare nella sua banca o sulla piattaforma online, con commissioni di solito minime e investimenti adeguati a tutte le necessità:

●   Amundi Etf Real Estate Reit Ieif

●   Db X-Trackers Ftse/Epra Dev Eur Ucits Etf

●   Db X-Trackers Ftse/Epra Euroz Ucits Etf

●   Ishares Ftse Epra/Nareit Asia Property

●   Ishares Ftse Epra/Nareit Developed Mkts

●   Ishares Ftse Epra/Nareit Uk Property

●   Ishares Ftse Epra/Nareit Us Property

●   Ishares Ftse/Epra European Property Fund

●   Lyxor Etf Ftse Epra/Nareit Asia Ex-Japan

●   Lyxor Etf Ftse Epra/Nareit Dev Europe

●   Lyxor Etf Ftse Epra/Nareit Global Dev

●   Lyxor Etf Ftse Epra/Nareit United States

●   Spdr Dj Global Real Estate Ucits Etf

Non spaventatevi! Dietro questi nomi ci sono degli Etf che consentono di acquistare partecipazioni immobiliari mediante strumenti finanziari. In ogni parte del mondo, dall’Europa agli Stati Uniti, dall’Asia ai Paesi emergenti.

AZIONI E OBBLIGAZIONI

Sempre meno Europa e sempre più mercati emergenti. La strategia del fondo governativo norvegese è chiara e lo dimostrano le ultime acquisizioni: obbligazioni dei Paesi sudamericani (per esempio la Colombia) e azioni del Medio Oriente (Kuwait e Oman) e del continente africano. La quota europea sta scendendo dal 54% di due anni fa al 41%, e probabilmente la corsa alla riduzione potrebbe proseguire. Anche in questo caso chi voglia farsi una posizione pensionistica in proprio non può che seguire tali suggerimenti, su cui fra l’altro si trovano d’accordo i grandi gestori di fondi d’investimento di mezzo mondo. E pure qui l’utilizzo dei tanti Etf quotati alla Borsa italiana permette di replicare la strategia senza particolari difficoltà, con puntate piccole o grandi, in rapporto ai risparmi di ciascuno.

NORVEGIA

 Il fondo pubblico norvegese non può acquistare azioni di casa sua, per evitare situazioni di conflitti d’interesse. Noi però, di fronte alla serietà con cui esso affronta i mercati e difende gli interessi nazionali, ci sentiamo di dire a chi ha un po’ più di disinvoltura con i mercati borsistici che un piccolo investimento azionario su questo Paese nordico sarebbe un modo – per quanto indiretto – di trarre vantaggio da un’affidabilità e una coscienziosità così lampanti. Il bello di farsi una pensione in proprio consiste nel rivolgersi dove e a chi si ritiene più opportuno. A nostro giudizio un po’ di fiducia la Norvegia se la merita davvero.

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