Il 2013 è stato l’anno di Wall Street, cioè dei titoli americani. Il 2014 avrebbe dovuto essere la stagione dell’Europa; in realtà finora il Vecchio Continente ha deluso rispetto alle aspettative, ma potrebbe rifarsi nei prossimi mesi. Il 2015 vedrà un ritorno prepotente dei mercati emergenti? (nella foto ragazzi vietnamiti in scooter a Saigon). Sono in molti a chiederselo, ma sono anche in tanti a fornire risposte discordanti. A cavallo fra la fine dello scorso anno e l’inizio dell’attuale, si era registrata una fuga in massa degli investitori dagli Etf emerging markets. Si parla di qualcosa come 20-25 miliardi di dollari usciti dal settore. Poi il flusso positivo si è riavviato, grazie al fatto che l’indice Msci E.M. ha ripreso a salire e bene (+15,7% da febbraio a luglio). Determinanti gli spunti di India e Brasile e il positivo andamento della Cina, mentre solo la Russia – per le note tensioni geopolitiche – ha dato filo da torcere agli investitori.

PERCHE’ CREDERCI: I FAVOREVOLI

Per molti analisti i mercati azionari dei Paesi emergenti sono favorevoli nel rapporto prezzi/previsioni di crescita delle rispettive economie. Inoltre i salari stanno lievitando, soprattutto in Cina (+13,8% in media ogni anno nell’ultimo decennio), e quindi viene confermata un’evoluzione sociale a favore delle classi medie, virtualmente grandi consumatrici. E’ un vecchio argomento, che finora non ha dato conferme robuste, ma adesso capace di tradursi finalmente in esiti concreti, poiché proprio i prossimi anni saranno decisivi per una simile trasformazione. Inoltre – ed è una motivazione forte – si comincia a verificare l’effetto traino, soprattutto in Asia. La crescita del Pil cinese sospinge, per esempio, le economie thailandese, vietnamita e malese, che a loro volta rimorchiano la produzione dei Paesi più poveri, quali Bangladesh, Cambogia e Pakistan.

PERCHE’ NON  CREDERCI: I CONTRARI

Il primo fattore critico consiste nella convinzione che l’aumento dei tassi di interesse negli Usa sposterà risorse monetarie di nuovo verso Wall Street, riducendo l’appetibilità di Cina e India. Inoltre c’è la variabile politica brasiliana, con un’elezione presidenziale (5 ottobre prossimo) che potrebbe rivoluzionare i rapporti di forza, con un’incertezza destinata a proseguire per un certo tempo. L’espansionismo russo non piace poi ai mercati, mentre le incertezze sul fronte delle materie prime inciderà certamente su Africa, Medio Oriente e sud America.

IN SINTESI: SI’, MA PRIVILEGIANDO I PAESI CHE POSSONO ACCELERARE. QUESTI

Il 2015 metterà sul tavolo buone carte per un possibile grande ritorno dei mercati emergenti, ma con una ripartizione però fra quelli veramente capaci di correre alla grande e quelli destinati a qualche passo avanti. Fra i primi la Russia è in testa: prima o poi la bufera di minacce e ritorsioni finirà e l’economia russa ne trarrà solo vantaggio, con effetti immediati per la Borsa di Mosca. Il Vietnam potrebbe proseguire nella galoppata iniziata da un anno e il Messico trarre sostegni da una definitiva conferma della ripresa dell’economia statunitense. Infine Indonesia e Turchia non si collocano fra le favorite di prima linea, sebbene siano da considerare nella lista di quelle potenzialmente atte a sorprendere in maniera positiva.

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