Il mercato europeo degli Etp (exchange traded products) vale oltre 376 miliardi di dollari e vede in testa iShares (170,8 miliardi), seguita da Deutsche Asset & Wealth Management (55 miliardi), Lyxor (38,7 miliardi) , Etf Securities (17,7 miliardi) e Ubs (15,2 miliardi). Proprio quest’ultima ha deciso un taglio secco tra il 35% e il 40% dei costi  (Ter) dei propri Etf: a partire dal 16 settembre sono stati infatti ridotti i costi dei fondi passivi classe A adeguando le rispettive commissioni di gestione a quelle (più basse) della classe riservata agli investitori istituzionali. Prosegue quindi in Europa il trend, relativo alle politiche sempre più aggressive nei costi degli Etf, che negli Stati Uniti sembra invece aver esaurito la sua corsa.

Il taglio dei costi dell’emittente svizzera riguarda in particolare tutti gli Etf che replicano indici azionari e di commodity che Ubs Global Asset management ha quotato su Borsa Italiana. Gli Etf obbligazionari hanno invece  Ter ritenuti già competitivi. La riduzione  si attesta mediamente intorno al 35/40%: oscillando, a seconda dei prodotti, dal -22% dell’UBS ETF Msci Usa Growth SF A (il nuovo Ter è 0,59%) all’88% dell’UBS ETF Msci EMU SF, che oggi per tutte le tipologie di investitori costa lo 0,02% all’anno.

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