Pochi mesi fa negli Usa il settimanale finanziario Barron’s uscì con una copertina in cui si gridava: “Petrolio a 70 dollari”. A molti sembrò una provocazione, perché il mondo era sull’orlo di una crisi di nervi da tensioni in Ucraina e in Medio Oriente e appariva impossibile che il greggio – allora posizionato ben oltre i 100 dollari – potesse crollare tutto di colpo. Quelle previsioni si stanno dimostrando corrette, anche se solo parzialmente nella visione attuale. Il Crude Oil è sceso a 90 $ e il Brent a 94, ma sono soprattutto i relativi grafici a destare sorpresa: il primo si è confermato più volatile, specialmente nelle ultime settimane, pur con un forte trend ribassista, mentre il secondo è come un sasso lanciato dal tetto di un grattacielo: sta piombando a terra senza alcun segnale di frenata. Ha forato vari supporti e ha sbriciolato la media mobile a 200 sedute. Ora potrebbe puntare sotto i 90 $ e poi…impossibile prevedere alcunché.

I GRAFICI NON SONO DI SUPPORTO

Da un punto di vista puramente finanziario se si rompesse l’ultimo supporto forte a 89,2 $ per il Brent inizierebbe una fase di totale incertezza, perché si potrebbe perfino ipotizzare una discesa a 60 $. Ciò vorrebbe dire che l’economia mondiale è in una fase di “impasse” totale, che la Cina riduce vertiginosamente i suoi acquisti e che anche gli Usa entrano nuovamente in recessione. Ipotesi irrealistiche, ma le inesorabili indicazioni di analisi grafica dicono questo. Per il Crude Oil statunitense un’indicazione più realistica c’è: si tratta del supporto chiave a 77,25 $, ancora molto lontano dai livelli attuali. I motivi del tutto sono molteplici, ma si riassumono nel più scontato delle variabili: la domanda di petrolio scende e la produzione regge, pur con gli scombussolamenti geopolitici in corso nelle maggiori aree produttive del mondo. Anche perché sull’altro fronte – quello nord americano – lo “shale gas” e il “tight oil” escono in quantità sempre maggiori da sotto la crosta terrestre.

AI LIMITI PIU’ BASSI DAL 2012.  MA IL RISCHIO GEOPOLITICO VA CONSIDERATO 

C’è da aggiungere che il calo delle quotazioni dipende anche dal rafforzamento del dollaro, che appare una svolta strutturale e non temporanea. Le previsioni quindi per il petrolio sono di una situazione di debolezza ancora per un certo tempo, almeno fino a quando uno delle due componenti ribassiste – calo della domanda e biglietto verde – non invertirà strada. Puntare oggi su un ulteriore ribasso, con gli ETC short, può apparire rischioso, ma l’analisi grafica sostiene che è l’unica via percorribile. Attenzione però alla geopolitica: se lo scontro in Medio Oriente fra occidentali e integralisti islamici sfociasse in un vero e proprio conflitto il prezzo del greggio potrebbe tornare a crescere, come è accaduto anche all’inizio dell’estate. Quando si investe sul petrolio occorre ricordare che si maneggia la più grande fonte di ricchezza e speculazione della storia dell’uomo, per la quale le previsioni si sono sempre dimostrate molto fallaci. Quindi prudenza!

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