I movimenti di ieri per capire quelli di oggi: prima dell’apertura dei mercati, l’analisi della giornata precedente.

Un oro ballerino ha fatto segnare un ulteriore calo delle quotazioni (-0,99%) per il future quotato al New York Mercantile Exchange, sulla scadenza di dicembre. A 1.296,4 dollari l’oncia, il metallo prezioso è andato sotto il supporto dei 1303,2 dollari. La debolezza dipende dall’approssimarsi delle decisioni della Fed sul tema del Quantitative Easing, il cui annuncio è atteso per questa sera. Il superamento della politica monetaria espansionistica, da parte della Banca centrale Usa, è ormai dato per scontato dai mercati e le reazioni sull’oro sono state più contenute rispetto alle previsioni negative dei giorni scorsi. Oggi sarà la seduta definitiva per capire le evoluzioni. Eppure – fatto curioso – è stato proprio un Etn sull’oro ad avere l’onore del massimo gradino del podio fra Etf ed Etc ieri alla Borsa di Milano. Ha riguardato il Lyxor Etn Gold, replicante l’andamento di un decimo di oncia di oro al London Bullion Market. Il suo prezzo, in chiusura di seduta, ha registrato un +6,85%, a 101,99 euro. Che ci sia stata qualche inefficienza lo dimostra l’enorme “gap” nello “spread” fra acquisto (88,5 euro) e vendita (102).

CHI COMPRA NON COMPRA E IL CAFFE’ CROLLA

Poco importa, perché il vero protagonista della giornata è stato il caffè, ancora una volta al ribasso per una domanda in calo. Non si tratta – almeno questo – di un effetto della crisi, quanto della scelta dei maggiori torrefattori del mondo di rinviare gli acquisti, in previsione di prezzi sempre più convenienti. A New York il future con scadenza dicembre ha perso ben il 3,53%, ma il trend si è accentuato quando ormai le Borse europee erano chiuse. L’effetto è stato inequivocabile: +2,86% l’Etfs Short Coffee, strumento inverso all’andamento, -6,69% l’Etfs Leveraged Coffee e -3,42% l’Etfs Coffee, mentre l’Etfs Hedegd Coffee (con cambio coperto rispetto al dollaro) ha lasciato sul campo il 3,39%.

IL BUON CLIMA “DANNEGGIA” LA SOIA

Molto nervoso il comportamento della soia, che risente di speculazioni sull’ottimo andamento del clima nel Midwest degli Stati Uniti. L’Etfs Soybeans ad agosto aveva fatto registrare un’ottima performance, passando da 16,7 a oltre 20 euro, ma negli ultimi giorni sta ritracciando vistosamente, complici le notizie circolate oltre Oceano. Ieri ha chiuso a 19 euro, con un ulteriore ribasso dello 0,96%.

E DEL PETROLIO CHE NE E’?

Lo chiede un lettore, che si ritrova nella posizione di vendere in perdita il crude oil dopo i cali degli ultimi giorni. La rincorsa estiva del petrolio, tutta dovuta alle tensioni in Medio Oriente, sembra essersi esaurita. Il supporto decisivo si colloca – relativamente al future, in questo caso di novembre – sui 103,2. Ieri ha chiuso a 104,8, cioè poco sopra tale livello. Fintanto che regge si possono tenere le posizioni aperte, ma al di sotto c’è una sola parola: vendere. Tutti gli indicatori in realtà stanno confermando il “sell”: su 11 lo testimoniano in nove. Non è sufficiente?

CONTINUA IL PENDOLO DEGLI EMERGENTI

Tendenze contrastanti nell’ambito degli Etf: ieri è salito il DB X-Trackers Ftse Vietnam (+0,99%), ma sono calati quelli riferiti a Indonesia, Malesia e Messico, con percentuali fra l’1 e il 2%. L’unica piccola sorpresa riguarda il risveglio dell’Ubs Global Rare Earth, riferito alle cosiddette terre rare. E’ da inizio mese che sta registrando un mini rimbalzo, non tale però da fornire un concreto segnale di acquisto. Le terre rare sono 17 elementi chimici utilizzati per la produzione di apparecchiature tecnologiche. La produzione è concentrata soprattutto in Cina.

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