I movimenti di ieri per capire quelli di oggi: prima dell’apertura dei mercati, l’analisi della giornata precedente.

Il pendolo dei mercati viaggia a grande velocità in questa fase convulsa dell’economia e della finanza. Capita così che una Borsa o una materia prima salga e scenda nel avvicendarsi di pochi giorni, rendendo talvolta difficile la valutazione dei trend. La settimana in corso si è aperta all’insegna di una forte volatilità, smentendo segnali emersi nell’ottava precedente. Fra gli Etf in luce ieri alla Borsa di Milano il primato va ai prodotti riferiti alla Turchia (nella foto: Istanbul): +5,29% il Lyxor Turkey (Titans 20) e + 5,24% l’Ishares Msci Turkey. Bene anche quelli relativi a Indonesia a Thailandia. I ribassi hanno interessato invece tutti gli Etf  “short”, cioè che si avvantaggiano di andamenti negativi dei sottostanti. Poiché il Dax tedesco, l’Eurostoxx 50 e lo Standard & Poor’s 500 hanno registrato una giornata favorevole, gli “short” hanno perso oltre il 2%, soprattutto se a leva.

IL CACAO SALE, MA VIENE BATTUTO DAL GAS NATURALE

E’ una partita solo sulla carta quella fra commodities agricole ed energetiche, ma negli ultimi giorni si è spesso registrato uno scontro diretto fra appartenenti alle due categorie. Con l’una o l’altra decisamente vincente. Ieri il Natural Gas, soprattutto con l’Etfs Leveraged, cioè a leva, ha fatto segnare il rialzo più consistente, con un +3,46%, precedendo l’Etfs Leveraged Cocoa (cacao) al +2,68% e il Leveraged Nickel al + 2,54%. Il gas naturale ha registrato un’ottima performance a un mese relativamente all’Etc levereggiato (+15,8%), ma da inizio anno sta ancora perdendo un 12,3%, mentre il cacao – sempre levereggiato – ha ottenuto prestazioni con il segno più sia dal 1° gennaio (+24,7%) sia nell’ambito dell’ultimo mese (+9,3%). Il suo trend è quindi più strutturale. Da notare tuttavia che il gas naturale è ai massimi delle ultime sette settimane, complice la maggiore domanda proveniente dal Giappone.

SE LA CINA SI INFIAMMA…

Nell’ambito delle materie prime la notizia più significativa riguarda la forte ripresa di import dei minerali di ferro e rame da parte della Cina. Si tratta di una notizia per nulla evidenziata nei mass media internazionali, ma il progresso del 9% nel mese di agosto, un anno sull’altro, è indicativo di una ripresa della seconda potenza mondiale. Impressionante l’aumento del prezzo di ferro e acciaio a Pechino e dintorni: ha toccato il 20%, con un’accelerazione record, considerando che si è verificata nell’arco di due mesi. Il motivo è presto spiegato: la Cina sta avviando una serie di progetti infrastrutturali in campo ferroviario e stradale, grazie ai quali ha necessità delle materie prime fondamentali. E’ quindi la mano dello Stato a ridare slancio all’economia, proprio come era stato deciso dai massimi organi politici nella realizzazione degli ultimi piani di sviluppo per i prossimi tre anni. La fiammata si ripercuoterà certamente sulle commodities a livello mondiale, ma con una propagazione più lenta di quanto forse chi investe su questo asset si augurerebbe.

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