Conferma sull’intera linea. Le anticipazioni di GenteMoney.it sulle decisioni della BCE hanno trovato una convalida nelle parole di Draghi, durante la conferenza stampa a chiusura del tradizionale Consiglio Direttivo. La Banca centrale europea, oltre ad aver abbassato i tassi di interesse di 10 punti base al nuovo minimo storico dello 0,05%, misura inevitabilmente modesta, data l’eccezionale situazione attuale di un costo del denaro così basso, ha scelto di definire un piano di acquisto di Abs e covered bond, cioè obbligazioni garantite. Inoltre non è escluso un vero “Quantitative Easing” europeo, ovvero l’acquisizione direttamente sul mercato di titoli di Stato e di altri bond, anche societari.

Il piano per ora favorisce senz’altro il mondo bancario, ma arriva in un giorno piuttosto infausto per il settore, vista la pubblicazione di una ricerca di Goldman Sachs secondo la quale ben nove istituti europei potrebbero non superare gli “stress test” della stessa BCE, realizzati dall’autunno. Si tratterebbe delle italiane Mps, Banco Popolare e Banca Popolare di Milano, della tedesca Commerzbank, delle greche Piraeus Bank, Eurobank e Alpha Bank, della portoghese Banco Comercial Portugues e dell’austriaca Raiffeisen. Lo studio ha provocato alcune polemiche, ma la concomitanza delle date – annunci della BCE e ufficializzazione della ricerca – non è forse casuale.

SI PUO’ CREARE UN RISCHIO TIPO “SUBPRIME”?

L’operazione BCE ha certamente l’obiettivo di salvare l’economia europea dal quadro recessivo in cui è caduta, ma ha uno scopo più recondito: di favorire le banche, acquistando Abs e covered bond con buone garanzie sottostanti, consistenti in mutui e prestiti di qualità. Draghi ha precisato che si deve trattare di prodotti semplici, pensando evidentemente a quanto avvenuto negli Usa con la creazione degli strumenti noti come “subprime” (dal tipo di mutui rischiosi cui i titoli obbligazionari rivelatisi tossici  erano legati) che portarono alla crisi finanziaria del 2008/2009. Quelli erano titoli non solo complessi ma anche carichi di esposizioni verso a clienti ad alto rischio. Il dubbio che qualcosa di simile possa avvenire anche da noi è più che legittima, se si considera la situazione estremamente fragile della qualità del credito concesso ad aziende e famiglie.

E’ IL CASO DI INVESTIRE SULLE BANCHE?

Il balzo in Borsa dei titoli bancari nelle ore successive  all’annuncio delle decisioni della BCE conferma che si tratta del settore più favorito dalle scelte di Draghi e colleghi, ma questa volta è consigliabile esaminare in profondità la salute finanziaria dei singoli istituti. Il divario fra quelli sani (fra cui alcuni italiani) e quelli ammalati (fra cui vari tedeschi) si sta aprendo a ventaglio e le azioni del comparto subiranno nei prossimi mesi veloci pressioni al rialzo e al ribasso, con probabile forte volatilità.

Più che investire su singoli titoli, per chi voglia essere prudente, vale la pena puntare sugli Etf long (al rialzo) e short (al ribasso), a seconda dei trend. Nell’ambito degli short il Db x-trackers Stoxx Europe 600 Banks Short è per esempio sui minimi storici, con una discesa che prosegue ormai dal 2012. L’eccessivo ottimismo dimostrato dai mercati in questi due anni è forse eccessivo e la ricerca realizzata da Goldman Sachs ne è una conferma. Con la novità però di una disparità fra banche buone e meno buone. Potrebbe essere questo uno dei temi caldi dell’autunno. E’ il caso di cominciare a pensarci, per chi voglia invece essere più aggressivo, puntando solo su istituti con parametri patrimoniali realmente in ordine.

photo credit: European Central Bank via photopin cc