Sulle possibili soluzioni per perseguire una forte riduzione del debito pubblico, così come l’Italia si è impegnata a fare in Europa con il famoso (famigerato?) patto del “Fiscal compact” (nella foto Matteo Renzi e Angela Merkel), ecco l’opinione di Roberto Lenzi, avvocato patrimonialista esperto di diritto finanziario.

In un precedente articolo (Debito pubblico: privatizzare (sul serio) oggi per evitare una maxi patrimoniale domani) avevamo posto l’accento sul debito pubblico italiano, sulla sua non sostenibilità e sulla necessità di varare riforme concrete e misurabili; in primis, le privatizzazioni di Stato. Infatti  il famoso Fiscal compactpatto sciagurato per noi (ma assai conveniente per la Germania), che l’Italia ha firmato durante il governo Monti,  ha fissato al 60% del prodotto interno lordo (PIL) il livello a cui deve scendere il debito pubblico italiano nell’arco di 20 anni. In altre parole, significherebbe ridurre il debito pubblico di almeno 60 miliardi all’anno, ovvero far salire ogni anno il PIL nominale (che comprende l’inflazione) del 2,5%; il tutto condito dal pareggio di bilancio dello Stato!

E’ realistico tutto ciò? Non credo. Occorre dunque procedere subito su una strada che possa ridurre in breve tempo il debito pubblico stesso ed ottenere (Italia in avanzo primario) anche un’immediata riduzione della spesa per interessi. Ebbene, anche limitandoci solo alle proprietà pubbliche immobiliari (omettendo quindi le altre ricchezze del Demanio), non possiamo non evidenziare come questo costituisce una bella fetta di patrimonio su cui poter agire concretamente. Non pare circoli una valutazione ufficiale del valore complessivo, anche se possiamo avvalerci di alcune stime  (Astrid 2013 e E.Reviglio, patrimonio pubblico, seminario MEF 30 settembre 2011).

QUANTO VALE IL MATTONE DI STATO (E DEGLI ENTI LOCALI)

Pur nella non omogeneità dei dati quantitativi, l’analisi congiunta delle stime ci permette la seguente sintesi:

- valore complessivo di mercato: da 240 a 368 miliardi di euro;

- ripartizione degli immobili: circa il 70% detenuti dalle Amministrazioni locali (Comuni in prevalenza, Regioni e Province; il restante  Stato e ASL);

- parte libera (non utilizzata dalla Pubblica Amministrazione):  dai 40 ai 90 miliardi di euro.

COMINCIAMO DAGLI IMMOBILI LIBERI!

Cominciare con il conferire immobili per un valore sino sino a 90 miliardi (e non per pochi milioni di euro) in un fondo da far sottoscrivere al mercato degli investitori (anche in permuta con titoli di Stato già posseduti); magari concedendo anche agevolazioni fiscali (detassazione, ad esempio): non sarebbe un buon inizio? Non si si romperebbe così con le cattive strade perseguite sino ad oggi, a cominciare dall’aumento della tassazione ad ogni livello? E, soprattutto: non sarebbe un primo passo per segnalare quel cambiamento, mai arrivato, che tutti (o quasi tutti) auspicano? Impossibile ? Vogliamo credere  - forse invano – che la speranza sia l’ultima a morire.

Roberto Lenzi -  Avvocato, Lenzi e Associati

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