La fedeltà non premia. Varie indagini hanno dimostrato nel tempo che solo cambiando banca si riescono a ottenere condizioni migliori, sfruttando le offerte speciali proposte ai nuovi clienti. L’anno scorso è stata addirittura l’Antitrust, Authority Garante della Concorrenza e del Mercato, a decretare che i margini di riduzione dei costi potevano – e possono ancora oggi – arrivare a tradursi in qualcosa come 180 euro di differenza, scegliendo di passare da vecchi a nuovi conti, quindi di fatto trasferendosi da un istituto a un altro. La cifra forse sembra esagerata, ma spesso il cliente non conosce con precisione i vincoli gravanti sul rapporto in vigore magari da anni. Occorre ammettere che passi avanti sono stati compiuti in Italia; tuttavia i divari fra conti correnti “moderni” (per esempio online o con operatività semplificata) e “antichi” (utilizzo solo dello sportello e con tutta la vasta gamma di servizi a disposizione) evidenziano anche cifre superiori ai 180 euro di cui parla l’Antitrust.

LE VOCI CHE PORTANO SU IL COSTO DEL CONTO

La clientela più tradizionale e con conti aperti da anni sulle banche classiche spesso ignora che prelievi e versamenti in contanti, non effettuati alle casse automatiche, in molti casi comportano commissioni, così come richieste di movimenti agli sportelli, invii di estratti conto, prelievi presso erogatori di altri istituti, domiciliazioni di alcune utenze, pagamenti di imposte e tasse, addebiti di rate mutuo o di finanziamento e bonifici, specialmente all’estero. La lista potrebbe proseguire, ma le due voci di spesa più gravose si riferiscono proprio a operazioni assai frequenti, quali bonifici e prelievi di contanti agli sportelli. In certi casi si arriva a 2,5 – 3,5 euro per intervento, che assommati nell’anno conducono a oneri globali fuori controllo.

GRANDE NON SEMPRE E’ BELLO

Le indagini dimostrano – sebbene in maniera volutamente non manifesta – che in Italia c’è una forte concentrazione di utenza sulle grandi banche. Le prime tre servono di fatto il 55% della clientela, le prime quattro il 60% e con le prime sei si arriva al 70%. E’ pur vero che il settore si caratterizza per una concorrenza forte, maggiore addirittura di quanto avviene in altri Paesi. I correntisti non sfruttano però questa realtà e si affidano magari al grande nome senza verificare la reale competitività dell’offerta. Che fra l’altro è enorme, con una pluralità di tipologie di conti, molte volte contemplati più sulla carta che nella realtà dei fatti. Le banche cercano ormai di canalizzare le loro proposte su pochi conti, per semplificare l’operatività.

Attenzione comunque, perché accettandolo il correntista perde occasioni studiate specificamente per alcune fasce di clientela. Per esempio ci sono:

- c/c misti filiale più online - utili per chi ha una gestione articolata

- c/c con tassi annui in caso di posizioni debitorie più bassi rispetto alla media

- c/c con imposta di bollo a carico dello stesso istituto

-  c/c con collegati depositi per l’operatività finanziaria a costo zero.

Tutto questo va scoperto e verificato di persona, chiedendo i dettagli di banca in banca, ma soprattutto con una chiara identificazione delle proprie necessità. Cambiare è determinante per ridurre i costi. Occorre però farlo con un piano preciso di quello che serve, perché solo così si affronta il confronto con la controparte partendo con le idee chiare.