Non chiedeteci il perché. Da qualche tempo i catastrofisti sono tornati all’attacco. Sostengono infatti che, entro nove mesi al massimo, un cataclisma distruggerà il sistema finanziario mondiale. Quando avverrà? Ci sono molte probabilità che due date siano infauste: il 22 settembre 2013 o il 17 aprile 2014. Cosa potrebbe succedere in quei due giorni? Quasi sicuramente la deflagrazione dell’euro, con effetti devastanti per i patrimoni espressi in tale valuta.

Non preoccupatevi però: è da ormai più di molti anni che – a ripetizione – qualche abile redattore di newsletter negli Usa e in Europa prevede giorni tipo il 19 ottobre 1987, quando la Borsa di New York perse in poche ore il 22,6% della sua capitalizzazione, o l’11 settembre 2001, allorché gli attacchi terroristici alle Torri Gemelle diffusero il panico a livello mondiale.

TUTTO PARTIREBBE DALLA PERDITA DELLA TRIPLA “A” DELLA GERMANIA

Questa volta la causa sarebbe però diversa: la concatenazione fra liquidità immessa nei circuiti finanziari dalle Banche centrali e crisi del sistema euro mediterraneo è una bomba – secondo i catastrofisti – che esploderà a breve. Ma l’innesco non verrebbe né dalla Grecia né dall’Italia né dal Portogallo: sarebbe la Germania a scatenare il fuoco d’inferno, a causa di un “downgrade”, cioè della perdita del rating tripla A per il suo debito pubblico. I costi di rifinanziamento dell’area euro andrebbero così alle stelle, poiché la stella tedesca non brillerebbe più nei cieli della finanza mondiale.

La risposta a tutto questo? Molto semplice! Abbonarsi a una newsletter di consigli finanziari, con un costo più o meno elevato. Ciò succede in Gran Bretagna così come in Francia e Olanda. La moda dei guru malpensanti si diffonde e piace. In effetti è più facile seminare terrore che incutere fiducia. Almeno dal punto di vista degli incassi di chi lo fa.

Il perché di quelle date – 23 settembre o 17 aprile – resta comunque oscuro.

Che un rischio downgrade per la Germania esista è vero, ma anche Usa e Francia l’hanno subito senza particolari scossoni. Che l’area mediterranea sia sull’orlo di un aggravamento della crisi è probabile, ma ormai con questa realtà ci conviviamo da anni. Che la bolla finanziaria da troppa liquidità possa esplodere è un pericolo reale, ma la storia è fatta di fasi espansive e restrittive, in continua successione. Che alcuni Paesi forti dell’area euro – per esempio Francia e Olanda – non se la passino bene è noto, ma si tratta pur sempre di economie vivaci e reattive.

Le facce della medaglia sono davvero speculari: ci si può immedesimare in una o nell’altra senza rendersi conto che sul lato opposto c’è una visione ben diversa di quella che si sta vedendo. E’ inevitabile. Così come che qualche terremoto sconquassi l’economia mondiale, l’Europa e l’euro o quant’altro. Nessuno può escluderlo al 100%, ma nemmeno prevederlo. Tanto meno i catastrofisti da cassetta. Che se l’azzeccano diventano famosi; in caso contrario soltanto ricchi!

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