La Fed ha tre fonti di pressione che forzano i suoi comportamenti: Inflazione, Disoccupazione e Successione

INFLAZIONE – Anche se dall’inizio della crisi si è avuta negli Stati Uniti un’inflazione molto bassa, in molti ambienti c’è grande preoccupazione che l’ampia espansione del bilancio della Fed (con i massicci acquisti mensili di titoli del Quantitative Easing, ndr) possa essere foriera di futura inflazione. Guidare la Fed è stato paragonato a timonare un transatlantico: uno non può tentare di manovrare un gigante del mare come manovrerebbe, per dire, una Ferrari. La Fed sa bene che le decisioni di politica monetaria che prende oggi avranno un impatto nei prossimi uno-due anni. Mentre chi fa previsioni economiche ha un’idea ragionevole di dove potrà essere l’economia tra tre o sei mesi, la nostra sfera di cristallo diventa molto nebulosa se guardiamo avanti di due anni.  La Fed vuole ridurre la possibilità che le sue azioni passate creino inflazione: per questo deve cominciare a togliere supporto all’economia prima dell’evidenza di una pressione inflazionistica. Dunque la Fed ha paura di muoversi troppo tardi.

DISOCCUPAZIONE – Dal momento peggiore dopo la crisi il mercato del lavoro è migliorato, ma non è ancora solido. La situazione è resa più complicata dalle molte nuove tasse e regolamentazioni imposte dal governo (imposte aumentate sia per i ricchi sia per i poveri così come un nuovo programma di assistenza sanitaria) insieme con le continue battaglie al Congresso sul bilancio federale. Proprio come abbiamo sottolineato in un articolo precedente, la Fed vuole cominciare a limitare lo stimolo all’economia ma nello stesso tempo teme di agire troppo presto, pregiudicando la ripresa mentre è ancora incerta.

SUCCESSIONE – Il presidente Ben Bernanke  (nella foto) ha messo in chiaro che è pronto a lasciare Washington e tornare al suo lavoro universitario alla scadenza del mandato, alla fine di quest’anno. Sarà molto più semplice per il nuovo presidente della Fed se Bernanke sarà stato in grado di mettere in atto un programma di politica monetaria relativamente chiaro che il suo successore possa seguire.

Ma sulla successione dirò di più nel mio prossimo articolo.

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